CASERTA (Ed. Sf.) – Rischiava di passare un po’ troppo in sordina l’anomalia provinciale casertana. Non potrebbe essere definita altrimenti la vicenda paradossale e un po’ kafkiana delle elezioni provinciali che hanno consentito a Giorgio Magliocca di diventare presidente dell’Ente di corso Trieste passando sopra il cadavere di Carlo Marino opportunamente accoltellato alle spalle dai suoi compagni di viaggio. Una situazione paradossale che si è cristallizzata nella giornata di ieri quando Magliocca si è presentato davanti al consiglio provinciale dove, ad attenderlo almeno sulla carte, vi erano 3 consiglieri amici e 13 ‘nemici’. Otto dei 13 consiglieri della “maggioranza-minoranza” di centrosinistra, invece, hanno approvato allegramente le linee programmatiche del presidente Magliocca come se Magliocca fosse uno di centrosinistra mentre i 5 del Pd si sono astenuti. A far notare l’anomalia è stato il commissario del Partito Democratico Franco Mirabelli, la cui presenza in questa provincia ha contribuito ad accrescere il fuoco del malcontento in un partito ormai ridotto agli stracci. “Amareggiato e arrabbiato” sono le parole che descrivono lo stato d’animo di Mirabelli nel comunicato spedito per sottolineare che così, no, le cose non vanno bene. A dare fastidio ancor di più è stato il reiterato tradimento dei consiglieri provinciali legati a Luigi Bosco, Gennaro Oliviero e Giovanni Zannini che non solo hanno votato Magliocca traumatizzando Marino e il Pd provinciale, ma hanno anche bocciato, con i 3 consiglieri provinciali di Forza Italia, l’emendamento presentato dall’aversano Marco Villano che chiedeva il coinvolgimento del consiglio provinciale in caso di nomine di società partecipate. Proposta bocciata e Mirabelli, infuriato e verde come Hulk, costretto a dichiarare il Pd, partito guida della coalizione di centrosinistra vincente alle provinciali, partito di opposizione contro il nuovo asse tra Forza Italia e gli altri movimenti di centrosinistra. “Il Partito Democratico – ribadisce Mirabelli – per parte sua stara’ all’opposizione e non accetterà né deleghe né ruoli, per noi la coerenza con ciò che abbiamo detto in questi mesi è doverosa, un fatto di trasparenza e l’unico modo per avere credibilità. L’autonomia del nostro gruppo non puo’ ovviamente muoversi fuori da queste minime regole di chiarezza nei confronti dei cittadini”. Resta da chiedersi cosa si aspettava Mirabelli quando ha visto che, nel centrosinistra, si erano candidati sindaci eletti in Forza Italia solo 17 mesi prima.