MADDALONI – A dispetto della crisi economica, a Maddaloni i clan di camorra hanno continuato ad essere pienamente operativi, imponendo a uffici e altre attivita’ l’installazione di apparecchi automatici per la distribuzione di caffe’, snack e bevande, chiedendo il pizzo a decine di imprenditori e spacciando ingenti quantita’ di droga: emerge dall’indagine della Dda di Napoli (sostituto procuratore Luigi Landolfi, procuratore aggiunto Luigi Frunzio) e della Polizia di Stato, che ha portato all’arresto di nove presunti affiliati del clan D’Albenzio di Maddaloni (otto finiti in carcere, uno ai domiciliari), storica cosca da sempre legata al potente clan Belforte di Marcianise, con cui negli anni ’80 condusse la guerra con Cutolo e la sua Nco contro la Nuova Famiglia.

Il primo grosso blitz anticamorra da due mesi a questa parte nel Casertano; ma oggi, primo giorno della fine del lockdown, c’era l’urgenza di “togliere dalla strada” boss ed emissari, che con i disagi degli esercenti dovuti all’emergenza Covid-19 avrebbero potuto approfittarne per imporre con maggiore facilita’ i propri interessi. Figura di rilievo quella del 49enne Salvatore D’Albenzio, figlio di Domenico detto ‘o faraon’ e nipote di Clemente D’Albenzio, fedelissimo dei fratelli Domenico e Salvatore Belforte; il 49enne e’ finito in carcere su ordine del Gip di Napoli insieme ai “collaboratori” piu’ stretti, che negli ultimi mesi aveva “sguinzagliato” a caccia di soldi; a loro bastava fare il nome D’Albenzio perche’ commercianti e imprenditori di Maddaloni si adeguassero. Tra gli arrestati anche Antonio Mastropietro, condannato di recente a 30 anni in appello per un omicidio avvenuto nell’ambito dello spaccio di droga. Una decine le estorsioni consumate con pagamenti classici a Natale, Pasqua e Ferragosto.

Anche in questa indagine, le vittime non hanno denunciato e solo di fronte al fatto compiuto hanno fornito qualche collaborazione agli inquirenti. Un potere talmente radicato sul territorio quello dei D’Albenzio, che il 49enne Salvatore, anche mentre era ai domiciliari nei mesi scorsi, riusciva a gestire le attivita’ illecite. Peraltro il clan – ha accertato la Squadra Mobile di Caserta – ha mostrato anche una buona capacita’ di “cambiare pelle”, adeguandosi al momento di crisi, riducendo quindi la rata del pizzo e rivolgendosi soprattutto ad imprenditori meno in difficolta’, o che vendevano beni che potevano essere utili all’affiliato o al clan; per esempio i cantieri edili, in profonda crisi, sono stati in parte risparmiati dalle richieste estorsive. (ANSA). YEC-PIO 04-MAG-20 11:58 NNNN