REGIONALE – Che la partita delle Regionali sia cambiata nei suoi schemi è fuori discussione. A cominciare dai tempi ma anche dai protagonisti, dopo lo scoppio dell’epidemia Covid. Con l’unica certezza di un solo candidato con il vento in poppa: il governatore Vincenzo De Luca che, ovviamente, vuole incassare il risultato ed andare subito al voto. A luglio.

Sino a febbraio il risiko era complicato: con due candidati non candidati. Da un lato il governatore De Luca che rischiava di essere messo in crisi da un patto tra il Pd e l’M5s su un terzo nome; dall’altro Stefano Caldoro, anche lui ex governatore, ufficialmente con il via libera in tasca di Silvio Berlusconi ma con mezza squadra di traverso. Tra il gruppo di Mara Carfagna pronto a impallinarlo e i leghisti che giocavano proprio sui distinguo della fronda interna di Fi. Poi il Covid ha rimescolato le carte e messo tutto in discussione.

Anzitutto Vincenzo De Luca considerato ormai imprendibile, forte del consenso accumulato in questi due mesi per la gestione dell’emergenza. L’ex sindaco di Salerno, a cui il fiuto politico non manca affatto, l’ha capito subito e si è buttato a capofitto nella gestione dell’emergenza. Grazie a un rapporto quasi quotidiano con i campani e invettive che hanno fatto il giro del mondo. La stessa cosa che fece una ventina d’anni fa quando, in una Campania stretta dall’emergenza rifiuti, si mise a gestire personalmente, da sindaco, la macchina della sua Salerno. E il risultato fu consenso plebiscitario per gli anni a venire nella sua roccaforte.

Dall’altro Stefano Caldoro, la cui candidatura, appare ora molto più debole. Con il deputato Nicola Molteni, coordinatore della Lega in Campania che, in un’intervista a Il Mattino, non nasconde più lo schema del Carroccio: «Da mesi non sento Caldoro. Serve un leader rappresentativo da individuare anche fuori dai partiti, se necessario. Sono certo che con gli amici di Forza Italia e Fratelli d’Italia troveremo come sempre una soluzione».

La Lega, insomma, scopre le carte e chiarisce come serva cambiare passo. D’altronde i sondaggi di tre mesi fa che davano il centrodestra vittorioso in Campania sono ormai un lontano ricordo. Oggi, infatti, le indagini demoscopiche commissionate dicono il contrario: difficile battere De Luca. Anche se Forza Italia venderà cara la pelle.
«Mi sorprende l’intempestività con cui alcuni hanno ritenuto di tirare in ballo il tema delle candidature per le prossime elezioni regionali. Guidati da Stefano Caldoro, già due mesi fa abbiamo presentato un pacchetto di proposte coraggiose e concrete. Ribadiamo che il centrodestra unito già diversi mesi fa stabilì che il candidato sarebbe spettato a Fi e dunque non accettiamo invasioni di campo su questo tema», ribatte Mimmo De Siano, senatore e coordinatore regionale di Forza Italia. Mentre la Lega pensa a un nome civico: un imprenditore, magari l’ex rettore dell’università di Salerno Aurelio Tommasetti (ma che ha e ha già fallito la corsa alle ultime Europee) o, con un inedito asse con Fdi, il sogno proibito: convincere il magistrato anticlan Catello Maresca.

In tutto questo una variabile fondamentale per trovare un nome alternativo nel centrodestra è la data del voto. Lo sa bene anche De Luca che, non a caso, spinge per votare a luglio. In questo modo capitalizzerebbe il consenso acquisito e non darebbe il tempo ai suoi avversari per riorganizzarsi.

Non a caso a spingere in questa direzione sono tutti i governatori uscenti (oltre a De Luca, il democrat Emiliano e i colleghi di centrodestra Toti e Zaia): non intendono aprire le urne a ottobre per evitare più che una presunta recrudescenza del Covid quanto il vero dilagare della crisi economica che morderà davvero solo dopo l’estate. «A luglio c’è modo per andare a votare. La pensano come me Toti, Emiliano, De Luca, tutti», rimarca non a caso ieri sera il governatore del Veneto Luca Zaia.

Una cosa non impossibile accelerare se a Roma si sta trattando un accordo tra i partiti: una nuova legge elettorale valida per tutte le regioni. Non con il listino bloccato (su cui spingeva Italia Viva) ma con collegi uninominali non più grandi di 100mila abitanti o un sistema simile alle vecchie provinciali (su entrambe c’è già un accordo di massima). In un modo o nell’altro verrebbe limitato il rischio di campagne elettorali su larga scala e, quindi, di problemi di distanziamento sociale.

E per la raccolta firme per presentare le liste si darebbe subito il via libera ai partiti già presenti nelle Regioni. Complicato fare una nuova legge elettorale? Non proprio se l’Italicum ebbe l’ok in appena una settimana con un doppio voto alla Camera e al Senato. Mentre De Luca scalda i motori. Allentando, guarda un po’, le norme stringenti per il Covid mentre sono ripresi, da qualche giorno, le riunioni per le sue liste elettorali. Accelerare, accelerare per luglio. Anche perché così non darebbe il tempo alla Lega e al centrodestra di organizzarsi per trovare un altro candidato.