CASERTA (o.s.) – Cinque mesi fa, il 17 luglio, varcava i gradini di ingresso della caserma di via Laviano, il transessuale Nailson Esquivel de Jesus. Si recava dai Carabinieri consapevole di dover confessare un reato per denunciarne un altro, stavolta ai suoi danni. Una scelta che l’ha portata ad essere oggetto, insieme a Michele Zampella, di una seconda indagine portata avanti dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere che dovrebbe chiarire il rapporto tra la trans e il suo estorsore. Da maggio Nailson ha cominciato a prostituirsi alle spalle della stazione di Caserta e a 200 metri dal varco di ingresso della Reggia di Caserta. Non è una novità per i casertani. Quella sera di maggio, nell’auto che accosta, ci sono due uomini che non vogliono trattare nessuna prestazione sessuale. La richiesta è chiara e ad avanzarla è Michely, che viene riconosciuto dal transessuale come omossesuale: devi pagare, o a me o al mio amico, 20 euro al giorno a titolo di protezione. Una vera e propria tassa imposta da Michely e da Giuseppe Maria, arrestato lunedì dai militari dell’Arma. Nailson si adegua. Venti euro puntualmente consegnate, sempre intorno alle 23.30, fino al 2 settembre. Da quel momento l’esattore Giuseppe Maria decide che il prelievo avverrà ogni 3 giorni per un totale di 60 euro. La prima minaccia arriva quando mancano i soldi. “A me non me ne frega un cazzo, tu mi devi dare i soldi altrimenti ti taglio la testa” fa mettere a verbale il trans, per poi aggiungere che la minaccia verbale era accompagnata dall’esibizione di un rasoio, mostrato anche in altre occasioni anche se, a detta della vittima, non c’è mai stata aggressione. Un rasoio classico da barbiere, con il manico blu e la lama piegabile in acciaio quasi a dare alla scena un sapore un po retrò. Il 16 dicembre Giuseppe Maria vuole parlare con Nailson che la sera prima gli ha consegnato solo 20 euro. La paura prende il sopravvento e il trans scappa verso via Vivaldi e si rifugia all’interno della pizzeria Express dove attenderà l’arrivo dei Carabinieri che le consiglieranno di presentare la denuncia che avrebbe permesso di porre fine al racket della prostituzione.