IL RACKET DELLA PROSTITUZIONE DAVANTI LA REGGIA. Ore 23.15 scatta la rissa: due volanti dei Carabinieri per separare il trans Nailson dai suoi ‘protettori’

IL RACKET DELLA PROSTITUZIONE DAVANTI LA REGGIA. Ore 23.15 scatta la rissa: due volanti dei Carabinieri per separare il trans Nailson dai suoi ‘protettori’

Caserta. (red. cro.). L’ordinanza che ha condotto agli arresti domiciliari i ‘protettori’ dei trans ogni tanto riesce anche a stupire. Lo stupore è verso questi giovanissimi che non esitano a prendere un coltello in mano e a minacciare la decapitazione per 20-30 euro di guadagno. Questa è l’accusa che gli inquirenti, dopo la denuncia di una delle vittime, rivolgono al terzetto composto da Vittorio Pinto, Giuseppe Sorrentino e Michele Zampella. I tre si erano messi a ‘ronzare’ attorno al trans Nailson Esquivel De Jesus che, il 26 settembre, aveva scelto di prostituirsi in via Vivaldi. Una volta accostati con la macchina la richiesta era sempre la stessa: “Da stasera in avanti devi pagare tutti i giorni a me la somma di venti euro per poterti prostituire qui” avrebbe rapidamente esposto il 20enne Vittorio Pinto. Pinto, come Sorrentino e Zampella, viene ben descritto dal trans Nailson e un particolare, su tutti, lo rende facilmente riconoscibile. “Una croce tatuata sotto l’occhio sinistro” spiega Nailson prima di procedere al riconoscimento fotografico. Quella sera di fine settembre Nailson non vuole pagare. Lo schema è lo stesso e le minacce pure. I tre si presentano più volte in via Vivaldi e intorno alle 23.15 Nailson chiama i carabinieri di Casagiove per dare l’allarme. Una volante corre sul posto e trova altri militari, della stazione di Caserta, allertati stavolta dai residenti per via della rissa che era scoppiata tra il trans, il fidanzato Qaisar Abbas, e il terzetto Zampella-Sorrentino-Pinto. Dall’ordinanza si comprende che è tanta la confusione creata dai giovani ‘papponi’ dei trans. La riscossione, questo almeno quello che lasciano intendere Sorrentino e Pinto registrati di nascosto da Abbas, è passata di mano perchè i due hanno “cacciato a Peppe” (Giuseppe Maria) e, di conseguenza, anche al trans Bianca. I carabinieri sono lesti nel procedere al riconoscimento ma, all’arrivo della prima volante, Vittorio Pinto scappa. Verrà avvistato dalla seconda auto dei militari arrivata in via Vivaldi e portatasi poi, durante un giro di perlustrazione, nella vicina via Isonzo. Avvistato sì ma non preso visto che trova la via di fuga tra i vicoli del quartiere Acquaviva. Michele Zampella e Giuseppe Sorrentino riescono a ‘farla franca’: la rissa viene sedata, il trans fatto allontanare e i due ‘protettori’, già indagati senza saperlo, non avendo nulla di compromettente né nei vestiti né in auto, vengono lasciati andare e la vicenda, per loro, poteva dirsi chiusa come un mero incidente di percorso. Non potevano sapere, Zampella, Sorrentino e Pinto, che Nailson sarebbe andata dai carabinieri a raccontare tutto nei dettagli. La rissa, la richiesta, ma anche dell’estorsione fatta poco prima al trans Giordana (incontrata da Nailson alla pompa Q8) e, soprattutto, le minacce del 20enne Sorrentino che, coltello alla mano, riproduceva il gesto di una decapitazione. “Noi non facciamo casini come Giuseppe, non ti minacciamo con rasoi, ma sappi che è meglio per te se ti comporti bene, non fai casino e paghi” registrano nel verbale i carabinieri. Sono le ultime minacce di Sorrentino e Pinto che dovranno rispondere, oltre che di sfruttamento della prostituzione con l’aggravante della violenza, anche di estorsione aggravata.


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