IL RACKET DELLA PROSTITUZIONE DAVANTI LA REGGIA. Facebook rischia di inguaiare Giuseppe Sorrentino: sapeva di dover essere arrestato e usa il social ai domiciliari

IL RACKET DELLA PROSTITUZIONE DAVANTI LA REGGIA. Facebook rischia di inguaiare Giuseppe Sorrentino: sapeva di dover essere arrestato e usa il social ai domiciliari

Caserta. Giuseppe Sorrentino di San Nicola la Strada è uno dei giovanissimi arrestati all’inizio della scorsa settimana nell’inchiesta della Procura della Repubblica inerente il racket della prostituzione brasiliana. Il suo ruolo non emerge nell’immediatezza del racconto del trans Nailson, ma solo più tardi, quando già sono state snocciolate le vicende di Michele Zampella, Giuseppe Maria, dei trans Marcel e Bianca, e del marito di quest’ultimo Attilio Russo. La vicenda, quella umana e non giudiziaria, di Sorrentino è più simile a quella di Russo. Dall’ordinanza firmata dal Gip Nicoletta Campanaro si apprende infatti che Sorrentino avrebbe dovuto sposare, tra l’autunno e l’inverno di quest’anno, proprio uno degli esattori: Marcel Fernandes De Souza Carvaho. Cosa abbiano commesso Giuseppe Sorrentino e Vittorio Pinto, l’altro componente (secondo gli inquirenti) della banda del racket che compare nei racconti del trans Nailson ai Carabinieri, lo vedremo in un altro articolo visto che, per ora, ci troviamo di fronte ad un fatto di cronaca, più caldo e da tenere sotto controllo. In questi giorni, infatti, il giovane Sorrentino, è ristretto in casa sua ai domiciliari con il divieto di comunicare con l’esterno, anche telematicamente. Le parole esatte usate dalla Campanaro al momento della sua decisione, dopo aver elencato i nominativi dei destinatari dell’ordinanza, sono le seguenti: “La misura degli arresti domiciliari presso l’abitazione di residenza, con divieto di allontanarsi dalla stessa senza autorizzazione del Giudice e con divieto di comunicare telefonicamente e telematicamente con persone diverse da quelle che con loro coabitano e che prestano assistenza”. Sforzando al minimo la memoria si potrebbe ricordare anche una sentenza della Corte di Cassazione del 2010 che non contemplava, per i costretti ai domiciliari, l’uso di facebook. Bene, in questi giorni di domiciliari, Sorrentino sta usando il proprio profilo di facebook per rispondere ai messaggi di ‘solidarietà’ e anche qualcuno di bonario rimprovero per la sua vicenda giudiziaria. Va detto, per alleggerire quella che potrebbe essere considerata una grave violazione della disposizione di un magistrato, che il giovane non ha detto nulla di particolarmente grave. Quello che colpisce veramente è che Giuseppe Sorrentino, qualche ora prima dell’arresto, conosceva già il suo destino. Il 12 novembre scorso, alle 18.58 aveva scritto: “Che Natale brutto passerò quest’anno”. Specificando, nei commenti “Devo vedere il giudice che dice e vedrò se andrà bene”. Le manette, per lui, sarebbero scattate solo la mattina successiva.


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