Processo Borrelli. Operaio ucciso dalla pressa, parlano i colleghi

Pignataro Maggiore. Potrebbe essera stato ucciso da un collega che inavvertitamente avrebbe riavviato il macchinario senza accorgersi della presenza di Lorenzo Borrelli, l’operaio della Rieter ucciso nel 2011 da una pressa difettosa innanzi al quale stava lavorando. E’ un dubbio che emerso durante l’ultima udienza, tenutasi ieri, del processo che ha visto le testimonianze di Salvatore De Matteo e Maurizio Ciccarelli, colleghi di Lorenzo, i quali hanno spiegato il procedimento di restart del macchinario Pk. Quando il macchinario si fermava gli operai entravano nella stanza della macchina accedendo da un cancelletto che doveva restar chiuso e posizionando dei legnetti sotto alla pressa. Manovra che non è prevista da nessun manuale.
In pratica il malfunzionamento della macchina Pk causava il surriscaldamento dei fogli, e il meccanismo “tirava due fogli” di materiale bituminoso “insieme”, cosa che causava la mancata presa delle “ventose” e quindi un “blocco della linea produttiva”.
Mentre i fogli bituminosi venivano staccati la macchina avrebbe dovuto essere ferma per una procedura di restart.
La pressa sollevata si spostava e si procedeva al sollevamento dei fogli con i bastoncini in legno. Poi, una volta usciti dall’area di azione del macchinario Pk, si riposizionava la modalità su automatico e si riavviava la macchina”. Se così fosse qualcuno avrebbe riattivato il macchinario prima che Borrelli fosse fuori pericolo provocandone la morte.

Alla sbarra ci sono Andreas Gerhard Becker, Piero Faccioli, Alfredo Ruggero, Claudio Insero, Maurizio Esposito, Giuseppe Merola, Giuseppe Laudisa e Raffaele Terracciano. Prossima udienza a luglio.

Related posts