Casapesenna/Maddaloni. I rapporti tra il vicequestore Luigi Schettino (in servizio fino a qualche giorno fa al commissariato di Polizia di Stato di Maddaloni e poi aggregato a Potenza dopo il servizio de Le Iene) e don Michele Barone a quanto pare, e secondo quanto emerge dall’ordinanza, era assai stretti. Schettino, addirittura, parlava a nome di Barone e contrattava per lui. Ecco uno stralcio dell’ordinanza dove emerge il ruolo del poliziotto attualmente agli arresti domiciliari. “Nel corso della sua audizione Tramontano Nicoletta riferiva altri inquietanti particolari relativi a soggetti molto vicini a don Barone. Raccontava di essere stata convocata dall’ispettore (così qualificatosi) Schettino Luigi, che l’aveva indicata come la vera causa dei problemi di Antonia, a causa del suo rapporto col demonio. Nell’occasione lo Schettino , oltre a ribadirle che il sacerdote faceva solo del bene alla sorella, aveva cercato di indurla a ritirare l’esposto presentato, lasciando intendere che, in assenza di adeguate prove, avrebbe potuto rispondere del reato di calunnia. Lo Schettino aveva anche organizzato un incontro tra Nicoletta, il padre Tramontano Cesare e don Michele Barone, finalizzato ancora una volta ad ottenere il ritiro dell’esposto. In un colloquio col padre la Tramontano aveva, inoltre, appreso che per rivedere Antonia avrebbe dovuto eseguire due incarichi, indicati da San Michele: ritirare l’esposto contro don Michele e recarsi con loro a Cracovia, dove Antonia sarebbe stata definitivamente liberata. La teste non aveva voluto cedere alle richieste, decidendo di non presentarsi all’appuntamento”.

Ed ancora la sorella di Antonia…

A.D.R. “Sempre riguardo a Schettino, ricordo che – siccome dal 20 dicembre in poi mi sono stati preclusi i contatti con mia sorella – avendo chiesto spiegazioni a mio padre, lo stesso mi ha detto che il motivo per cui non potevo avere rapporti con lei era riconducibile – a detta di san Michele Arcangelo – al mio contatto col demonio. Mio padre mi disse, inoltre, che san Michele (riferito al Santo invocato da Don Michele, indicato da quest’ultimo come colui che dettava i comportamenti che Don Michele doveva tenere) mi aveva dato due compiti, all’espletamento dei quali, sarebbe stato possibile rivedere e risentire Antonia. Il primo compito consisteva nello spezzare il legame col demonio ritirando l’esposto contro don Michele; il secondo compito era quello di andare con loro a Cracovia dove mia sorella sarebbe stata definitivamente liberata. Riguardo al ritiro dell’esposto, avevano organizzato un incontro tra me, mio padre e Schettino. A tale incontro, previsto per il 29 gennaio, non mi sono presentata perché avevo già deciso di denunciare i fatti alle iene. Infatti, il giorno prima, su suggerimento del gruppo delle Iene, mi hanno microfonata e io sono andata a Casapesenna simulando di accondiscendere alle condizioni poste da don Michele per poter rivedere mia sorella. Le condizioni erano quelle indicate in precedenze e, in più, mi veniva chiesto di lasciare il lavoro e di trasferirmi con i miei genitori a San Marcellino“.