Caserta (Angela Santonastaso). Sono stati 2002 i podisti provenienti da tutta Italia e anche da Paesi europei che stamattina hanno corso per le strade di Caserta per la mezza maratona di rilevanza internazionale partita alle ore 9,00 di fronte la Reggia di Caserta. Eppure, la città era semi deserta: per le strade vi erano pochi casertani scesi con il desiderio di esortare gli atleti, forse addirittura solo parenti. Le macchine venivano bloccate e dislocate per le strade alternative ma non tutti gli automobilisti erano al corrente della maratona tanto che qualcuno è anche sceso dalla propria automobile innervosito da questi cambi di rotta non preannunziati. In realtà i giornali avevano dato la notizia ma la manifestazione ha avuto poca sponsorizzazione da parte dell’amministrazione locale e come sempre, Caserta ha dimostrato di essere una città assente, fantasma anche di fronte ad una manifestazione di spessore internazionale, all’insegna dello sport sano. Viene in mente un parallelismo tra il sacro e il profano: durante le processioni la città si riempie di persone provenienti anche dall’hinterland, un esempio è la famosa e tradizionale processione della patrona della città Sant’Anna. Invece, per altre manifestazioni sembra che il casertano diventi pigro a parteciparvi e poco interessato. Nulla toglie che una parte della colpa ce l’ha sicuramente l’amministrazione comunale troppo impegnata a rimpastare il consiglio per cui la gente è sempre più sfiduciata tanto da percepire queste manifestazioni come secondarie, poco rilevanti per il bene della città. In realtà, non è così. Il risalto mediatico e la pubblicità è importante anche per una città piccola come Caserta, che ha bisogno di far riemergere la sua immagine in Italia e nel mondo. E allora la domanda sorge spontanea: cosa attira veramente il casertano? Napoli, patrimonio della musica, della recitazione è sempre affollata, anche lì il culto per San Gennaro è forte e pure, le manifestazioni sono pubblicizzate, sponsorizzate, l’amministrazione è presente, anche il livello di sicurezza e l’organizzazione sono altamente regolate. Caserta invece, che è più piccola, presenta paradossalmente molte più problematiche di partecipazione e organizzazione. C’è bisogno di regole: a Napoli qualche anziano invoca San Gennaro ma come riprende una nota canzone “se io fossi San Gennaro, non sarei così leggero, con i miei napoletani io mi adirerei”. In fondo, pure San Gennaro è consapevole che se il sangue si scioglie (segno di buon auspicio), nulla cambia se poi nessuno compie i propri miracoli giornalieri. Il casertano invoca Sant’Anna, ma anche in questo caso la povera e vecchia santa nulla può fare di fronte all’indifferenza di molti. Una manifestazione a livello internazionale di sicuro doveva avere uno spessore e una rilevanza diversa sia da parte dell’amministrazione che dei cittadini. Il campano è chiamato a rispondere delle sue responsabilità e tra poco anche i santi ce lo chiederanno: Sant’Anna a Caserta e San Gennaro a Napoli.