IL MATRIMONIO ALLA REGGIA. Caserta si sveglia dopo gli osanna e le slinguazzate acrobatiche ma resta incosciente e attribuisce a Felicori (che festeggia) le colpe di una riforma rimasta incompresa

IL MATRIMONIO ALLA REGGIA. Caserta si sveglia dopo gli osanna e le slinguazzate acrobatiche ma resta incosciente e attribuisce a Felicori (che festeggia) le colpe di una riforma rimasta incompresa
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Caserta. (O.S.). Il dato indiscutibile del matrimonio ‘cafonal style’ che si è tenuto alla Reggia di Caserta è che oggi, epifania 2018, non c’è bocca che non stia parlando della situazione. Un risultato che va attributo a quel fottutissimo genio della comunicazione che risponde al nome di Mauro Felicori il quale potrà avere 12mila difetti diversi ma sa come promozionare il monumento che gli è stato assegnato. Il matrimonio, inutile girarci intorno, è stata un’operazione di puro marketting (con 2 t perchè trattasi di perfetta fusion tra marchetta e marketing) a costo zero. Anzi, gli sposi sono stati ben contenti di pagare 30mila euro pur di celebrare la cena di nozze nel palazzo borbonico.

Nota metodologica propedeutica: dal riconoscere a quel gran tortellino bolognese un cervello sopraffino nelle strategie di marketing al dire che ha fatto bene a far celebrare, nelle modalità in cui si è esplicitata la cerimonia, un matrimonio alla Reggia di Caserta ce ne passa.

Per restare nell’ambito ‘provincialistico’ della vicenda, alcune questioni tecniche e regolamentari poste sono ultra corrette ma tutto lo scontro è puntato su Mauro Felicori come se, arrivato da Bologna, avesse preso una strada nuova e avveniristica rispetto al contesto nazionale. Mauro Felicori, con i suoi poteri, è arrivato a Caserta dopo una radicale riforma dei Beni Culturali avviata nel 2013 ed ancora in corso di attuazione. Una radicale riforma di ‘approccio’ e ‘contenuto’ rispetto al tema dei Beni Culturali in questo paese. Una radicale riforma che, a titolo di cronaca, porta la firma del ministro Dario Franceschini.

Una riforma che regolamenta proprio queste situazioni. Ora stava al direttore Felicori impedire che si verificasse la cavalcata del leone di marmo dello scalone, così come stava a lui regolare meglio le cose, magari evitandoci la fila di suv in piazza Carlo III, e così come, ed è bene dirlo a chiare lettere, sta alla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, visto quanto riportato su tutti i giornali, valutare se le condotte tenute all’interno del palazzo borbonico fossero o meno conformi alle leggi, ai regolamenti e ai provvedimenti adottati a vario livello.

Immediato pure il tam tam mediatico che Felicori auspicava e si aspettava. E’ colpa di Felicori, Felicori sta sbagliando o viceversa. Il problema, in questo caso, è che quando Mauro Felicori non aveva ancora varcato i confini della città di Caserta, senza aver messo materialmente nemmeno un piede in questa città, erano partiti i cori osannanti e le lingue slinguazzanti che hanno accompagnato per mesi le uscite pubbliche di un direttore Felicori che, da buon esperto di marketing, diciamocelo chiaramente, è stato in grado di trasformare la merda in oro compreso l’apocrifo accostamento al boss dei matrimoni più squallidi del mondo.

Il problema vero è l’incoscienza di una città, ma potremmo dire anche di una provincia visto che sono partiti cori e lingue dagli angoli più remoti della Terra di Lavoro, che ha accolto come ‘liberatore’ (da cosa di preciso, dall’inconsistenza delle Soprintendenze? dai burocrati parassiti?) un uomo venuto a statalizzare in chiave turistica i beni culturali su disposizione delle nuove normative nazionali. Ma i parlamentari casertani che oggi gridano al trash si sono resi conto di cosa votavano in Parlamento e del cambiamento epocale voluto da Franceschini? Che poi, va detto, bisogna capire se quanto fatto da Franceschini sia un bene o un male e, ancora di più, come la riforma viene quotidianamente applicata dai vari funzionari, questo è il vero tema ignorato.

La grande riforma rispondeva ad una sola esigenza: fare cassa. Il problema, inutile girarci intorno, è quello di un debito pubblico stellare in presenza di sovrastrutture nazionali (Unione Europea in primis) con vincoli stringenti in fatto di sovranità monetaria e fiscale. La riforma poggia le sue basi ai tempi della mitologica spendig review montiana (Mister ‘ce lo chiede l’Europa’). Stante la mancanza di radicali tagli agli sprechi statali, stante l’assoluta mancanza di criterio con cui lo Stato (buttandoci dentro a varie gradazioni tutti i soggetti interessati: politica, corpo elettorale, burocrazia) gestisce sé stesso, l’unico modo per sopravvivere è quello di fare cassa il più possibile. L’uso dei Beni Monumentali e storici rientra in questa linea di pensiero.

Lo Stato, resosi conto dell’incapacità delle amministrazioni locali di creare circuiti virtuosi, e dunque prosperità e ricchezza (da rientrare via tassazione), attorno ai grandi monumenti, ha deciso di ribaltare la visuale: il Monumento dello Stato al centro. In questo modo si fa cassa e si fa molto marketing ma quanto turismo per la città? Se la domanda, visti gli incassi attesi, non è un problema per il Ministero, dovrebbe esserlo per il Comune (e anche per la Provincia) ma questa classe politica quale risposta potrebbe dare dopo le decine di foto scattate, in questi anni, proprio con Felicori per automarchettizzarsi via social (come mai Felicori andava bene prima e ora no?).

C’è un dato diramato dalle agenzie di stampa proprio stamattina (sempre in Osanna al tortellino bolognese). La Reggia di Caserta segna +22,8% di visitatori. Che ne è rimasto, in città, di questo flusso aggiuntivo destinato a crescere, matrimonio dopo matrimonio, polemica dopo polemica? Non ne è rimasto nulla se non un ponte di Ercole a pezzi e il coro osannante e le lingue slinguazzanti che continuano ad operare e che, probabilmente, accompagneranno Mauro Felicori fino al Parlamento.

E fa bene lui a godersi il trionfo su una civitas ignara di quello che succede a 2 metri di distanza dal proprio naso, rigorosamente drink alla mano.

 

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