di Massimiliano Ive

CASAPESENNA – E’ certamente una brutta storia, che ha molteplici sfaccettature e nel chiaroscuro dei racconti e delle testimonianze rese dalle vittime si rischia anche di assolutizzare gli effetti nell’immaginario collettivo in danno di chi opera nel silenzio nel “Corpo” di Cristo che è la Chiesa.
Stiamo scrivendo il giorno dopo la messa in onda del video servizio de Le Iene, che con dovizia di particolari e di fatti è tornato al contrattacco dopo l’arresto del sacerdote Don Michele Barone, divenuto noto alle cronache per i presunti casi di esorcismo non autorizzati dalla diocesi.
A più di una settimana dalla denuncia giornalistica pertinente la storia di Giada, si può tracciare anche un primo bilancio, in attesa delle decisioni che assumerà l’autorità giudiziaria rispetto al provvedimento cautelare preventivo a carico del sacerdote della Piccola Casetta di Nazareth. Un primo fatto cronistico da precisare è quello relativo la location, ai luoghi in cui sarebbero accaduti gli episodi contestati a Don Michele Barone. La comunità della Piccola Casetta di Nazareth e i religiosi del santuario Mia Madonna e Mia Salvezza hanno deciso di chiarire, infatti, che le pratiche esorcistiche, in base a quanto trasmesso da Le Iene, non sono state eseguite nel luogo di culto in questione, cioè al Tempio. Don Michele qui si intratteneva solo per la Santa Messa e per qualche incontro spirituale con i fedeli, ma non avrebbe mai effettuato nessun rito esorcistico nei locali del santuario, ovviamente da non confondersi con le preghiere o messe di liberazione. Le immagini diffuse in tv si riferirebbero ad un altro contesto, che al momento gli stessi religiosi starebbero cercando di identificare. Dunque, quanto ascritto a carico del singolo sacerdote, non sarebbe avvenuto sotto gli occhi della comunità credente del santuario stesso e degli stessi sacerdoti, che ancora stamane, raggiunti telefonicamente, ci hanno tenuto a palesare il loro sconcerto per quanto accaduto.
Nella nota diffusa anche sul sito on line del santuario mariano ubicato a San Cipriano d’Aversa, ai confini con Casapesenna è stato, inoltre, evidenziato: “La Piccola Casetta di Nazareth, avendo appreso con doloroso sconcerto dell’arresto di don Michele Barone, esprime vicinanza alle vittime e alle persone coinvolte, in comunione col vescovo Angelo Spinillo, ed esprime anche massima fiducia nella magistratura”.
Don Vincenzo Di Martino vicario della Pcn ha aggiunto, inoltre: “Non eravamo a conoscenza di ciò che attualmente viene contestato al nostro confratello. Sicuramente, se fossimo stati testimoni di ciò e l’avessimo saputo saremmo intervenuti immediatamente”. Sul futuro di don Michele Barone? “Agiremo in comunione con le decisioni che assumerà il vescovo”.
A quanto pare le pratiche religiose contestate non sarebbero state espletate in pubblico, ma in forma privata. “Attendiamo i risvolti dell’inchista giudiziaria” – ha ribadito invece don Franco Riccio responsabile dell’ufficio stampa della diocesi di Aversa. “Subito dopo formalizzeremo un comunicato stampa che terrà conto delle decisioni assunte dall’organo giudicante. Don Michele Barone nel frattempo è stato sospeso dalle funzioni religiose per un anno”.
Ora al di là del dato cronistico e di quello giudiziario, occorre delineare alcuni aspetti di questa vicenda. Il video e le testimonianze sono scioccanti. Mostrano e dimostrano evidentemente uno spaccatto culturale, sociale e religioso, che se generalizzato rischia di ridurre l’orizzonte delle iniziative da intraprendere, affinché in futuro non si verifichino più i fatti portati alla luce dall’inchiesta de Le Iene. Non bisogna essere dei dotti o degli intellettuali, per comprendere che in ogni realtà c’è il bene e nel contempo l’assenza del bene, cioè il male. Ci sono persone, quindi anche sacerdoti che operano secondo i crismi e i carismi testimoniati nel vangelo e altri che “hanno smarrito la retta via”. Nel mondo virtuale dei social, poi la superficialità, la verità razionale, la conoscenza piena rischia di cedere il passo a credenze, opinioni e verità apparenti, che tendono solo a generalizzare ogni dato cronistico.
Per farla breve se la vicenda denunciata la si osserva solo dagli effetti, non potremmo giungere mai alle comprensioni delle cause. Perchè se oggi si discute sul fenomeno esorcistico di don Michele Barone, occorrerebbe chiedersi, una volta chiarito ogni aspetto giudiziario, in che contesto si è sviluppato tale episodio, senza fare tutta un’erba un fascio. Se occorre formalizzare un giudizio, è necessario prima distinguere ciò che è vero da ciò che è falso nei contesti sociali, culturali e religiosi in cui viviamo. Il servizio de Le Iene evidenzierebbe una degenerazione della dottrina della fede. Fede e ragione, che per Giovanni Paolo II erano due ali che innalzavano lo spirto umano verso la contemplazione della verità, e che per San Anselmo d’Aosta (nel Medioevo) erano legati dal rapporto della necessità, sarebbero state calpestate da credenze forvianti. Il sacerdote, ora, nell’immaginario collettivo è diventato il simbolo di una vera e propra degenerazione del quid culturale e devozionale della nostra fede. Ma questa storia racconta altri aspetti fondanti, che dimostrano quanta ignoranza c’è tra alcuni, non tutti, sedicenti cristiani attratti dal desiderio di toccare l’invisibile, il mistero di Dio attraverso eventi straordinari a tutti i costi. Anche i Farisei chiesero a Gesù di salvarsi e di scendere dalla croce, mostrando se era il Messia. Questa storia con molte ombre palesa non superstizioni medievali, ma arcaiche credenze contadine e pagane, legate a presunte forze naturali e soprannaturali, che nei secoli la Chiesa vera ha cercato di combattere sin dai tempi di Carlo Magno. La stessa faccenda va compresa e riletta ben oltre il perimetro della Chiesa, perchè tra le concause c’è anche quella della non conoscenza di alcuni aspetti della nostra fede da parte dei fedeli. Se di medioevo si tratta, il medioevo lo abbiamo determinato noi con i nostri modelli di società adattati alla semplicità del piccolo mondo, degli altrettanti piccoli centri urbani, anche lì dove sono stati partoriti fenomeni e atteggiamenti che contraddistinguono quelli criminali.