CASERTA – Sono da oltre un anno senza la storica sede, perche’ sotto sequestro della magistratura, e da ultimo sono state sfrattate senza preavviso da quella provvisoria: ora le associazioni casertane attive nel terzo settore, che assistono le fasce deboli, dalle famiglie indigenti agli anziani agli immigrati, chiedono con forza al Comune di Caserta di predisporre concretamente una sede in cui poter espletare le loro mansioni.

L’ultimo smacco due settimane fa, quando gli attivisti della Rete Caserta solidale, nata per rispondere all’emergenza Covid-19 e formata da diverse associazioni attive nel capoluogo, come il Centro sociale Ex Canapificio, il Laboratorio Millepiani, Arci, Lipu, Spazio Donna, Caritas, Villa Giaquinto, Citta’ Viva e Neroenonsolo, hanno trovato vuota la stanza della caserma Sacchi, immobile di proprieta’ comunale, concessa dal Comune per le attivita’ di carattere sociale; in due mesi, Caserta Solidale ha assistito centinaia di famiglie tramite il proprio centralino telefonico, interessate a fare richiesta per i buoni spesa, la borsa di studio, il bonus informatico da 500 euro, e ha inoltre dato assistenza tra Caserta e Castel Volturno a piu’ di 1000 famiglie, attraverso i pacchi alimentari e la consegna a domicilio di spesa e farmaci. Nella stanza ha preso posto un ufficio del 118, il servizio di emergenza sanitaria.

“Un dirigente comunale – spiega Virginia Crovella di Caserta Solidale – ha deciso senza avvisarci che non dovevamo piu’ stare li’. E cosi’ ci siamo ritrovati in mezzo alla strada, come avviene da oltre un anno. Non ne possiamo piu’: come associazioni, e penso anche ai cittadini che a noi si rivolgono, abbiamo diritto ad una vera sede, altrimenti i servizi che forniamo non li fornisce nessuno. Il sindaco Carlo Marino propose di trasformare la caserma Sacchi, che e’ molto grande, in Casa del sociale, ma il progetto e’ fermo da mesi”. Qualche giorno fa, Marino si e’ detto pronto a ospitare le associazioni di Caserta Solidale nella sede di Caserta Welfare.

“Caserta Welfare – spiega la Crovella – e’ una iniziativa del Comune di Caserta nata durante l’epidemia, che vede anche noi coinvolti, ma che non ha alcuna sede!”. Il capannone che fino al marzo 2019 ospitava il Centro sociale ex Canapificio, riferimento per molte associazioni cittadine, dove si fornivano servizi a cittadini, richiedenti asilo e immigrati con permesso, e’ ancora sotto sequestro giudiziario per criticita’ strutturali, mentre sono ormai fermi da mesi i tavoli tecnici per i lavori di sicurezza e adeguamento che venivano tenuti con frequenza costante con la Regione, proprietaria della struttura, e il Comune di Caserta; quest’ultimo vorrebbe realizzare nel capannone un museo della canapa e un hub agroalimentare.