L’abbazia della Ferrara a Vairano Patenora è pericolante, scatta il sequestro

L’abbazia della Ferrara a Vairano Patenora è pericolante, scatta il sequestro

Vairano Patenora. Dopo l’Arco di Diana adiacente alla chiesa benedettina di Sant’Angelo in Formis, un altro bene architettonico di immenso valore storico-artistico nel Casertano finisce sotto sequestro da parte della magistratura perché pericolante. Si tratta dell’Abbazia della Ferrara, costruita dai monaci circestensi a partire dal 1200, ristrutturata più volte e funzionante fino all’anno 1807, ubicata a Vairano Patenora, nell’Alto-Casertano. La sua importanza è legata soprattutto alla presenza al suo interno della Cappella funeraria di Malgerio Sorel, struttura del dodicesimo secolo che ospita un affresco rarissimo che ritrae l’immagine di Pietro del Morrone, il monaco passato alla storia come il Papa del gran rifiuto, Celestino V. Le indagini della Procura guidata da Maria Antonietta Troncone hanno accertato che il complesso monastico, costituito dai resti di un corpo principale dotato di un chiostro e da una chiesa adiacente, versa in completo stato di abbandono con vistose lesioni verticali ed apparati radicali presenti nella muratura; la struttura è stata interessata da numerosi crolli negli ultimi anni, sia delle mura perimetrali che delle volte. I rischi strutturali sono noti da anni, ma gli interventi, causa scarsità dei fondi, hanno riguardato solo la cappella dedicata a Malgerio Sorel, feudatario di Alife che si fece monaco lasciando tutti i beni alla Chiesa; nel 2010 si intervenne rinforzando le travi di abete grazie ai soldi, pari a circa 15mila euro, stanziati da una banca privata; la struttura subì danni importanti dopo il sisma che nel 2013 colpì l’Alto-Casertano, che provocarono un intervento di puntellamento. Da allora si sono susseguite le richieste di opere che mettessero realmente in sicurezza il sito, sia la cappella che l’intero complesso: nel 2015 l’archeologo Domenico Caiazza, presidente del Centro Studi Medioevale di Terra di Lavoro, e il presidente della sezione casertana dell’Associazione Italia Nostra Giancarlo Pignataro, inviarono una lettera alla Sovrintendenza competente, quella di Caserta e Benevento, e al ministero dei Beni Culturali, ma nessuno intervento è stato effettuato. È così dovuta intervenire la magistratura per salvare un gioiello del territorio.

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