Santa Maria Capua Vetere. (O.S.). Abbiamo visto in un precedente articolo come il servizio ‘ludobus’ non sia mai stato attivato prima del giugno 2015 quando ormai sia Roberto Pirro che Biagio Napolano e Giuseppe Cavaliere erano iper-indaffarati a organizzare le carte di fronte alle prime indagini portate avanti dai Carabinieri. Le intercettazioni ambientali e telefoniche confermano il quadro: partite le indagini parte anche la corsa all’organizzazione dei due servizi oggetto dell’appalto. Il ‘ludobus’ si vedrà nel solo comune di Curti, nella sola giornata del 7 luglio 2015 (CLICCA QUI per leggere).

Altrettanto inquietante è scoprire la gestione del servizio di ‘babysitting’. In una conversazione telefonica del 24 marzo 2015 ne parlano Biagio Napolano e Giuseppe Cavaliere. E’ quest’ultimo a specificare che il servizio ‘babysitting’ va fatto bene e non di corsa, come per il ‘ludobus’. “…perché questo si farà in maniera compiuta e come si deve…l’altro che abbiamo fatto in maniera…come dire…di corsa…è chiaro che mi auguro che non ci chiedano schede o roba da produrre se no….vattela a pesca insomma.

Dall’intercettazione emergono le difficoltà di organizzazione del servizio, in particolare i tempi sono troppo stretti per consentire una partecipazione allargata della cittadinanza. A Cavaliere interessa soprattutto una cosa: che le ore fossero concertate ma in modo da garantire 3 mesi di servizio per la cooperativa, in quanto ciò era propedeutico all’acquisizione dell’esperienza professionale nel settore ‘Servizi per la prima infanzia’.

L’ufficio di Piano, vale a dire Roberto Pirro, cerca di venire incontro alle esigenze di tempi più lunghi riaprendo i tempi per la presentazione delle domande: il 20 marzo e l’11 maggio 2015. Non finiscono qui le anomalie.

Il quadro presentato nell’ordinanza del Gip Alessandra Grammatica è penoso. Su 28 famiglie beneficiarie solo 3 rispondevano ai requisiti di ammissione e avevano presentato le attestazioni relative alla condizione lavorativa della madre e alla condizione economica del nucleo familiare. Cinque dei beneficiari sono stati ammessi nonostante avessero presentato in ritardo la domanda di inserimento nel programma. Per alcune famiglie il servizio è stato reso disponibile solo per il mese di giugno (mentre per altre nel trimestre aprile-giugno tanto necessario, per gli inquirenti, a Cavaliere). In diversi casi le famiglie si sono viste assegnare più ore di ‘babysitteraggio’ di quelle richieste nella domanda di ammissione al progetto. Una famiglia, Martucci, ha ricevuto l’erogazione del servizio nonostante il figlio, di 3 anni compiuti, non rispettasse la fascia 0-36mesi di età prevista dal bando per i beneficiari.

Le relazioni della cooperativa Attivarci (‘quindi da Cavaliere e Napolano’ scrive il magistrato) arrivano comunque all’ufficio di piano. Qualche pecca viene segnalata. Roberto Pirro è chiamato a valutare il servizio e nella sua relazione, stando a quando scritto nell’ordinanza, riesce a mettere qualche ‘toppa’ ai problemi segnalati dalla stessa cooperativa. Il risultato è presto ottenuto: i due servizi (uno praticamente inesistente, l’altro erogato a 25 famiglie su 28 non in regola) per l’ufficio di Piano sono stati realizzati nelle migliori condizioni.

Lo scopo di coprire tutte le famiglie nasce dall’esigenza di spendere tutte le somme stanziate. Le dichiarazioni rese dalla dottoressa Caragliano, dirigente della Regione Calabria, ‘sul punto sono assolutamente chiare nella parte in cui riferisce che, – scrive sempre il magistrato – ove non si fosse raggiunto il numero di nuclei familiari da ammettere al servizio, si sarebbe dovuto procedere ad una riduzione del finanziamento accordato dalla Regione.”

Il servizio di ‘babysitteraggio’ era stato finanziato, dallo Stato, con la somma complessiva di €  82.891,11, di cui € 68.593,91 solo per compensi versati al personale. Dalla documentazione raccolta dagli inquirenti è emerso il foglio “situazione contabile centri di costo/commesse”che riporta le spese della Coop Attivarci. Il Consorzio aggiudicatrice la Rada ha percepito la somma complessiva di € 82.891,11, a fronte di costi complessivi  di 77. 230,00 per la maggior parte, come abbiamo visto, spesi per erogare servizi a chi non avrebbe dovuto usufruirne. Con una aggravante specifica segnalata dal Gip Grammatica: Persuade la tesi della Procura che, se gli indagati non avessero avuto conoscenza che erano in corso indagini, avrebbero seguito lo stesso modus operandi attuato per il servizio Ludobus: le investigazioni li hanno costretti, avendo esigenza di far risultare svolto il servizio per ragioni di acquisizione di professionalità da spendere nel settore di interesse, di concentrarlo in un brevissimo lasso di tempo e di erogarlo in favore di soggetti che non avevano documentato la sussistenza dei requisiti richiesti nell’avviso pubblico.”