La mosca al naso, la finestra sulla città

La mosca al naso, la finestra sulla città

Caserta (Nando Astarita). Il casertano è un tipo scafato. Non vive d’illusioni perché ne ha viste tante e conosce bene i suoi conterranei, specie quelli che fanno politica. Però, alla speranza di una Caserta migliore non intende affatto rinunciare, per fortuna. Ma ha imparato a sperare restando sempre coi piedi per terra. Per esempio, mica spera in un consorzio dei comuni che riduca i costi ed ottimizzi i sevizi per i cittadini. Mica spera in una politica comunale che applichi il “consumo suolo zero”, oppure che assicuri il welfare almeno agli anziani ed ai bisognosi, asili moderni o una Ztl di qualità. No, niente di così inaccessibile. Vista la situazione in cui vive, egli si limita a sperare di veder soddisfatte almeno le minime esigenze di civile vita urbana. Come quella di poter accedere agli uffici comunali senza troppe peripezie, attraversare le vie su strisce pedonali visibili, circolare con l’auto senza essere ostacolati da quelli che sostano indisturbati in doppia o tripla fila, poter sedere su una panchina non sfondata, poter camminare su marciapiedi liberi da buche e da escrementi canini, poter utilizzare affidabili mezzi pubblici urbani per ridurre lo smog, che fa ridere in una città senza industrie né opifici, ecc. ecc.
Quindi il casertano vola basso con le speranze perché sa che altrimenti sarebbe illusione. Ed è per questo che ascolta con smaliziato sorriso i proclami che annunciano una città “smart” per non dire di ciò che gli provocano le cicliche candidature a città della cultura o di questo e quell’altro. Sa che tutto ciò è solo fumo perché la sostanza, finora, è latitante.
Ma forse, in fondo, in fondo, sotto la scorza di realismo, c’è una grande speranza che cova nel casertano: che ad amministrare la città non siano più soltanto gli stessi anche se truccati con divise diverse, non siano più quelli che, scimmiottando i politici nazionali, annunciano ogni giorno un nuovo mirabolante progetto da realizzare però chissà quando, non siano più quelli che considerano lo scranno al comune solo come trampolino per chissà quale loro velleitaria ambizione o, peggio ancora, soltanto per miseri loro tornaconti. Insomma, vorrebbe che ad amministrare la città fossero sempre più persone nuove. Ma nuove dentro, e non solo di faccia. Di quelle con poche ma chiare idee su cosa necessita alla città per cominciare ad uscire dal fango in cui l’hanno cacciata anni ed anni di superficialità amministrativa e di malaffari. Egli, il casertano, sa di non chieder la luna, perché persone così ne esistono tante in città, eccome. Sono persone intelligenti, informate, affidabili anche per moralità. Persone che anche se appagate dal loro lavoro, hanno dentro sempre più malumore per tutto ciò che è d’attorno e che rischia seriamente di vanificare i progetti di loro futuro personale e familiare. Persone che, finora, hanno trovato sfogo liberatorio in chiacchiere con gli amici oppure sui social ma che, da ultimo, pare stiano rinunciando anche a questo, forse perché sempre più pessimiste anche sull’utilità del loro interessarsi platonico alla cosa pubblica.
Ma allora, tranquillizziamole queste persone: qui non servono chissà quali rivoluzioni. Per esempio, basterebbe cominciare con l’amministrare senza proclami, perché chi lavora per raddrizzare una barca sbandata non poco, non  ha certo tempo né voglia per altro. Basterebbe ripulire, con qualsiasi mezzo, l’amministrazione civica di chi ha curricula giudiziari che sarebbe almeno da pazzi  ancora ignorare. Basterebbe dare segni piccoli ma costanti e concreti dell’esistenza di una amministrazione attenta e partecipe della realtà cittadina e far così sparire dal web le migliaia di foto che, di continuo, lamentano e documentano il vergognoso e crescente degrado urbano. Basterebbe tentare il ritorno, almeno parziale, alla passata “città giardino” realizzando progetti seri e non speculativi col verde ancora esistente.
Ed allora che si aspetta? Mica d’essere unti dal sacro fuoco del civico impegno? Basterà riflettere che tale impegno, oltre che per se stessi, sarebbe prezioso anche e soprattutto per i propri figli o nipoti. Perché ridare alla città la speranza di un futuro migliore significa offrire loro la possibilità di restare e non condannarli a migrare. Quindi non resta che avere il coraggio di osare. Per una volta, chi può, la smetta di contare sugli altri, si cimenti egli stesso, sia pure per un tempo limitato, nell’amministrazione cittadina e chi dovrà votare abbia però il coraggio di non tradirli, di sostenerli. L’elettore casertano abbia quindi il coraggio di guardare lontano: lasci perdere il rapporto amicale, il misero tornaconto immediato o la promessa farlocca di chissà cosa.
Insomma è ormai indispensabile che il casertano torni ad essere il cittadino che due secoli e mezzo fa ci credette e la creò questa città perché, come accadde allora, anche questa volta essa potrebbe ripagarlo non poco.
Infatti, una volta scongiurato l’attuale rischio di diventare soltanto una “residenza per anziani”, la città, grazie alla nuova, rigenerante forza in supporto a ciò che di sano e valido esiste comunque anche oggi, potrebbe ricominciare a vivere offrendo occasioni di sano e stabile sviluppo e quindi non più a vivacchiare con miseri e precari espedienti. Ed allora si che Caserta potrebbe perfino tornare a far sognare.
Perché se è vero che tutti hanno diritto ai sogni, a maggior ragione ciò vale per chi non resta ad aspettarli realizzati dal cielo, ma sa crearne le premesse, anche con sacrifici.

Related posts