CASERTA (Odoacre Sforza) – Non è facile riuscire a riassumere in poche righe le oltre 70 pagine che la Sezione di Controllo della Corte dei conti ha spedito al Comune di Caserta. Un’ordinanza che risponde in maniera dettagliata alle tante, troppe, mancanze ed anomalie del piano di riequilibrio che il sindaco Carlo Marino e l’assessore al Bilancio Federico Pica, hanno modificato e presentato ai magistrati. Il piano originario, quello voluto dal commissario prefettizio Maria Grazia Nicolò, era stato vagliato ed approvato dalla Corte dei Conti che sta invece bastonando (e basta leggere il documento) la nuova amministrazione per i provvedimenti approvati. Tra tutte le questioni riportate, e che approfondiremo dettagliatamente nei prossimi giorni, val la pena di citarne 5 che dimostrano l’alto grado di confusione che esiste al comune di Caserta in uno dei settori cruciali.

Il comune di Caserta era stato chiamato a giustificarsi, tra le altre cose, per un errore nei dati utilizzati per dimostrare il rispetto delle condizioni del piano di riequilibro. Le spiegazioni arrivate da palazzo Castropignano, però, non sono state soddisfacenti, anzi  tutt’altro. Per la sezione di Controllo si tratta di “affermazioni dal carattere apodittico…. non corredate da alcuna evidenza contabile nè da qualsivoglia analisi contabile-documentale volta a suffragare, sotto il profilo quantitativo, la loro fondatezza“. Insomma, non volendoci allontanare troppo dal senso di quanto messo nero su bianco dai magistrati contabili, Pica e Marino (o chi per loro ha gestito questa pratica) l’hanno buttata un po’ in caciara mandando numeri che non servono a giustificare nulla del piano di riequilibrio.

Particolare scalpore aveva suscitato tra i casertani la rinegoziazione dei mutui. La versione del comune, relativamente al piano di rinegoziazione, è nota ed è impressa nei comunicati stampa dell’amministrazione. Il piano illuminato di rinegoziazione, però, come prevedibile a chiunque avesse avuto il tempo di leggerlo, tutto era meno che razionale e giustificato. E così spiegano i magistrati contabili: “La scelta dell’Ente appare essere guidata, unicamente, dall’intento di procrastinare la scadenza del debito, senza alcun’altra motivazione che non sia quella di prolungare la durata dell’indebitamento. Ciò con la sostanziale, quanto impropria , finalità di alleggerire (peraltro solo apparentemente e solo per un periodo iniziale) la criticità di cassa”. Che altro aggiungere?

Il lavoro dell’amministrazione sul fronte della lotta all’evasione è semplicemente inesistente visto che, scrivono i giudici, “di tale attività non vi è traccia concreta nel piano”.

Altra questione importante è quella del fondo crediti di dubbia esigibilità. Tra i tanti soldi che il comune deve incassare, c’è una buona parte di crediti che, nonostante iscritta tra i registri attivi (procedura che falsa solo le carte contabili della città), è praticamente inesigibile. Per fronteggiare questi mancati incassi gli enti pubblici stanziano un fondo definito appunto ‘crediti di dubbia esigibilità”. Per i magistrati l’amministrazione ha largamente sottostimato tale fondo, errore che innalza la quota da riassorbire di disavanzo ‘armonizzato’ (determinato dalla riforma dei principi contabili delle Pa).

Infine ciò che risalta maggiormente agli occhi: quello che i magistrati definiscono ‘errata interpretazione temporale degli strumenti attuabili nelle fasi di dissesto e riequilibrio’. In sostanza la corte dei Conti scrive che l’Ente non è stato in grado di compiere una scelta chiara visto che, per evitare il dissesto e aderire al piano di riequilibrio alternativo al dissesto, non ha rispettato le condizioni imposte dall’articolo 243 bis comma 6 lettera b del Testo Unico sugli Enti Locali, ossia di non aver effettuato una puntuale ricognizione dei fattori di squilibrio.

E di fronte a questo primo accenno alle questioni più importanti viene da pensare cosa ci stanno a fare dipendenti, dirigenti, funzionari e assessori al comune di Caserta. Il 6 dicembre la Corte dei Conti emetterà la sua sentenza sul piano di riequilibrio. Cosa aspettarsi? A giudicare dall’ultima bastonata, niente di buono per l’amministrazione. Ai casertani poco cambierà visto che, sia col piano di riequilibrio che col dissesto, le tariffe e le tasse sarebbero state comunque al massimo consentito dalla legge.