Il neo ministro all’Ambiente ha guidato l’inchiesta Terra dei Fuochi

Il neo ministro Costa

Caserta. Il suo profilo va ben oltre il documento: il nome del generale Costa è legato infatti a doppio filo con l’inchiesta sulla Terra dei Fuochi che dai primi anni Duemila ha permesso di far luce su una serie di attività illecite legate allo smaltimento di rifiuti tossici, nell’area tra le province di Caserta e Napoli. Il generale è stato anche uno dei sostenitori della Legge 68 sugli Ecoreati. Di Maio lo aveva inserito nella squadra del governo Cinque Stelle, presentata alla vigilia del voto del 4 marzo: “Ha scoperto la più grande discarica di rifiuti pericolosi d’Europa seppellita nel territorio di Caserta – disse di Costa il leader M5s – e ha anche scoperto la discarica dei rifiuti nel territorio del Parco nazionale del Vesuvio”. Lo stesso comandante ha sottolineato in più occasioni il ruolo centrale della forestale nel contrasto alle ecomafie e al clan dei Casalesi, reso possibile dall’alta specializzazione del corpo. Nato a Napoli nel 1959, il nome di Sergio Costa come ministro dell’Ambiente è senza dubbio una scelta più che azzeccata visto che proprio a lui si deve la scoperta di quella che poi è stata denominata Terra dei Fuochi. Dopo aver conseguito la laurea in Scienze Agrarie arricchita poi da un master in Diritto dell’Ambiente, Costa entra nel Corpo Forestale diventando Comandante Regionale per quanto riguarda la Campania. Un incarico questo che è stato mantenuto fino al 2016, anno in cui il Corpo è stato sciolto per essere accorpato all’Arma dei Carabinieri. Il ruolo attuale è quindi quello di Generale di Brigata. Assieme all’impegno in Campania nella lotta contro i reati ambientale, il generale è stato coinvolto negli scorsi anni anche in indagini internazionali sul traffico illecito dei rifiuti oltre che a collaborare con la Direzione Nazionale Antimafia sempre in quest’ambito. Come detto la figura di Sergio Costa è legata all’indagine sulla Terra dei Fuochi, la più grande discarica abusiva d’Europa sita in provincia di Caserta che è stata scoperta proprio dal generale nei primi anni del nuovo millennio. Nel dettaglio, si tratta di un territorio di circa 1.000 chilometri quadrati, dove vivono più di 2 milioni di persone, sotto il quale negli anni sono stati sversati in maniera illegale ingenti quantità di rifiuti anche tossici.

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