“Ho la schiena rotta e lavoro per 3 euro e 50 all’ora”. La denuncia di un operaio in nero di Mondragone

“Ho la schiena rotta e lavoro per 3 euro e 50 all’ora”. La denuncia di un operaio in nero di Mondragone

Mondragone (Maria Assunta Cavallo). Del lavoro sottopagato e degli operai sfruttati in nero, potremmo riempire intere pagine di giornali. Uomini e donne senza nessuna garanzia, senza un posto fisso, senza un salario fisso, che per pochi spiccioli si spaccano la schiena. Si, pochi spiccioli versati quasi per pietà o compassione. E mentre la tecnologia avanza, regrediscono in maniera esponenziale i diritti dei lavoratori, che cedono il posto ad uno sfruttamento senza ritegno che non risparmia nessun settore lavorativo. Per non parlare dello sfruttamento degli operai che lavorano nei campi o nel settore edile, ridotti quasi in schiavitù. Sono molte le persone, soprattutto giovani che ci scrivono riguardo a questo fenomeno incontrollato. Tra i tanti, abbiamo raccolto la testimonianza di un giovane 23 enne Mondragonese, rassegnato ma al tempo stesso arrabbiato per una situazione che non lascia via di scampo. Parole intrise di sofferenza che ci hanno lasciato un senso di impotenza. Davide, per privacy lo chiameremo così, non ci ha parlato di lavoro, ma di vera schiavitù. Oggi per esempio ha liberato un terreno da materiali edili pesanti, per poi essere caricati su di un camion Sette ore di lavoro per 25 euro, e facendo due calcoli, parliamo di una retribuzione in nero, di circa 3 euro e 50 centesimi all’ora. “Non ho nemmeno la forza di parlare, afferma il giovane, ho la schiena a pezzi che brucia, e davanti a tutto questo non posso fare nulla, devo  lavorare”. Nemmeno un accenno di ribellione nelle sue parole, forse perché chi si ribella viene fatto fuori dal “sistema”. E nella stessa condizione di Davide, ci sono decine e decine di lavoratori. Ma come si é potuti arrivare fino a questo punto?La colpa maggiore va attribuita alle classi politiche che si sono succedute nel tempo, alle istituzioni, alla mancanza di controllo sui cantieri che se venissero effettuati con un certa frequenza, sarebbero molte le persone “beccate” con le mani nella marmellata. Benissimo che la scelta di denunciare questi soprusi é davvero molto difficile, ma da qualche parte bisogna pur cominciare, perché é arrivato il momento di pretendere dei diritti, almeno quelli fondamentali. Con la speranza che a qualcuno prima o poi,  venga voglia di “salvare” tutte queste persone dallo sfruttamento di quei parassiti che approfittano della disperazione altrui.

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