Forza Italia, lettera di D’Anna a Magliocca: “Ricorda le tue radici, caro Giorgio”

Forza Italia, lettera di D’Anna a Magliocca: “Ricorda le tue radici, caro Giorgio”

Caserta. Riceviamo e pubblichiamo una lettera aperta del senatore Vincenzo D’Anna, presidente dell’Ordine Nazionale dei Biologici al presidente della Provincia di Caserta Giorgio Magliocca (anche commissario provinciale di Fi) dopo l’avvio della fase congressuale del partito. “Caro Giorgio, ho bene impresso il giorno in cui fosti assolto dopo l’ignominia della carcerazione e la vergogna delle accuse campate in aria che per anni hanno gravato sulle tue ancor giovani spalle. E parimenti ricordo l’annuncio che ebbi l’onore di fare, a fine seduta, ad un aula semideserta, alla Camera dei Deputati, per iniziativa dei parlamentari casertani dell’epoca, primo tra tutti Mario Landolfi tuo ottimo mentore da sempre. Rievoco questi fatti non per un amarcord di circostanza, quanto per introdurre le considerazioni che mi spingono a scriverti. La prima è che anche in quella circostanza l’iniziativa di difenderti e riabilitarti agli occhi della politica, fu intuizione e volontà di singoli soggetti, nel generale disinteresse del partito, all’epoca il PDL di Berlusconi e Fini. Non credo che oggi le cose sarebbero andate diversamente. Ora come allora sono assorbenti, infatti, le questioni giudiziarie e personali di Berlusconi. Tutto il resto è considerato marginale ed ininfluente. Come ininfluenti e marginali sono anche gli uomini che fecero grandi FI con la loro capacità e il loro consenso elettorale, abbandonati al triste destino giudiziario ed all’infamia di processi tutti politici per arrivare ad ottenere il massimo discredito sociale (oltre che politico, ovviamente). E tuttavia il tempo riporta le cose alla verità e la luce della giustizia, quella vera e giusta, comincia ad illuminare fatti e persone. Furono ritenute marginali ed ininfluenti tutte le proteste elevate allora, in privato ed in pubblico, per chiedere di poter essere compartecipi delle nomine alla guida del partito. Proponemmo allora quel che tu dici di voler fare oggi: una democrazia interna, circoscritta ai grandi elettori, ovvero gli eletti a tutti i livelli, evitando la barbarie delle primarie “farlocche” e dei congressi fatti con i soliti pacchetti di tessere gonfiate dai capibastone di turno. Si avvertiva, infatti, una fase calante di Berlusconi che scontava l’ingiusta cacciata dal Parlamento, le diaspore di Fini e di Alfano che avevano distrutto il PDL. Si avvertiva l’aria del cupio dissolvi di un partito tutto costruito sui voti e sulla fortuna politica del Cavaliere, ma che era finito purtroppo nelle mani delle badanti. Un “cerchio magico” che coltivava e selezionava amicizie, distribuiva incarichi secondo logiche da basso impero ed il velato ricatto di non ricandidare i parlamentari che facevano muti astanti perché “frustrati”. Fui tra i pochi a denunciare tale stato di cose, a gridarlo inutilmente, difendendo sia il principio di dignità personale, sia quello di opportunità politica. Una rivendicazione che avrebbe dovuto garantire tutti, incliti e profani. Le cose sono andate come era previsto andassero: si sono consunte col tempo e con l’insipienza politica dei cortigiani travestiti da dirigenti di partito. Buona parte di questi ha finanche cambiato partito indossando le vesti dei Leghisti. Come si sa in politica non esiste il tradimento, ma solo la convenienza. Un assunto, quest’ultimo, che, ovviamente, vale per coloro che della politica fanno un mestiere senz’arte e ne ricavano, semmai, retribuzioni senza lavoro. Tu non appartieni a questa categoria. Seppure, infatti, provieni da radici culturali diverse dalle mia puoi ben vantare un bagaglio politico di tutto rispetto. Quindi nulla da obiettare che ti sia stato affidato, tardivamente, FI. In verità un altro giovane emergente, Gianpiero Zinzi, avrebbe meritata ben altra considerazione ed opportunità, per far crescere la rappresentanza parlamentare, e Caserta ne avrebbe goduto i frutti. Ora leggo di appelli agli ex di FI, affinché rientrino nel partito per rilanciarne azione e consistenza politica. Ma la domanda sorge spontanea: in quale tipologia di partito dovrebbero rientrare quelli da te chiamati a dare una mano? Caserta sarà di nuovo ambito politico dei Casertani, oppure soggetta all’egemonia delegata dei Napoletani e dei Salernitani, che oggi presidiano i punti di comando? Gente a sua volta anch’essa etero-diretta da Roma, dalla bizzarra, occasionale, benevola, considerazione del vecchio “Conducator”? Verranno ancora maîtresse a penser, inviate in loco a scegliere e decidere nei momenti topici delle candidature, oltre che, con l’occasione, a raccattare incarichi ben remunerati? Siamo in un momento nel quale l’ira cieca ed avolte ottusa degli elettori ha fatto tabula rasa di ogni cosa, allettati, costoro, dalle facili promesse e dall’idea che in Italia bastassero i volti nuovi seppure incapaci per uscire dalla perdurante crisi derivante dal debito Statale accumulato. Serve quindi e servirà una larga aggregazione di forze che si oppongano alla scellerata politica governativa, alla destabilizzazione ed all’avventurosa gestione della Nazione. Esiste oggi, più di ieri, uno spazio politico per coloro che non si rassegnano e desiderano rilanciare la Rivoluzione Liberale arenatasi a Palazzo Grazioli. L’Italia ha bisogno più di ieri dell’attuazione del programma liberale concepito nel lontano 1994 da Marcello Pera, Antonio Martino, Giuliano Urbani, Carlo Scognamiglio, Gianni Baget Bozzo, Giuliano Ferrara, Saverio Vertrone, ed in seguito Lucio Colletti, Domenico Fisichella, Marcello Veneziani e tanti altri intellettuali. Senza un partito vero, plurale, democratico, partecipato aperto al contributo ed alle alleanze con tutti i Riformisti e coloro che si oppongono alla deriva dell’ignoranza e della demagogia al potere, non si andrà da nessuna parte. Te lo chiedo, caro Giorgio: quali garanzie di reale cambiamento offre il partito per il quale confezioni proclami e lanci appelli? Aspettiamo di saperlo.
Un caro saluto Vincenzo D’Anna”.

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