Nella foto (da sinistra) Di Bernardo, Catena, D’Avino e Ciccarelli

SAN CIPRIANO D’AVERSA (red. cro.) – Nessuna speranza per i 7 condannati, per associazione a delinquere di stampo mafioso ed estorsione aggravata, dalla Corte di Appello di Napoli il 27 aprile scorso. La vicenda giudiziaria era sorta a conclusione di una articolata indagine dei Ros dei Carabinieri che rivelò un vero e proprio giro di false assicurazioni automobilistiche. Ulderico Ciccarelli e Giovanni Di Bernardo, riconosciuti come gli organizzatori della rete economica che concludeva il proprio percorso ‘distributivo’ nelle casse del gruppo camorristico Zagaria-Iovine-Venosa guidato da Michele Zagaria, vennero condannati a 6 anni e 8 mesi mentre gli altri 5 componenti della banda, Dionigi Catena, Nicola Coppola, Maurizio Avino, Giuseppe Massilia e Giovanni Daniele Di Puorto, videro cadere l’aggravante mafiosa e condannare a ‘soli’ 2 anni e 8 mesi. Proprio Ciccarelli e Di Bernardo sono ricorsi al terzo grado di giudizio non trovando, però, sponda nei magistrati della Corte di Cassazione che hanno dichirato inammissibili le istanze presentate. La Cassazione, nel confermare il lavoro dei giudici napoletani, ha confermato ai 7 anche l’obbligo di risarcire le parti civili riconosciute. All’epoca del giudizio si costituirono regolarmente i comuni di Giugliano, Casapesenna, Cancello Arnone e l’associazione antiracket casertana Fai.