Casal di Principe/Casapesenna (M.I.) E’ una storia che si trascina da anni e che vede interessati i titolari di numerosi villini, appartamenti costruiti negli ultimi decenni, ma non rispettosi delle norme di edificazione nei centri urbani. In passato ci sono state manifestazioni di protesta, tentativi di trovare una soluzione, per lo meno a quelle abitazioni che nonostante avessero il “fiato sul collo” dell’ordinanze di demolizione richieste per la loro esecuzione da parte della Procura della Repubblica, avrebbero potuto salvarsi con un provvedimento di risanamento del territorio. Ma fino ad oggi lo spettro delle demolizioni fa paura soprattutto a chi ha costruito per necessità familiari.

I dati e le cifre in nostro possesso ci dicono che ci sono circa 1200 abitazioni costruite senza permessi solo a Casal di Principe. Ovviamente questo numerino a due zeri e con tanto di cifra che tocca il migliaio risale al 2015. Se poi aggiungiamo le realtà di Casapesenna, Villa Literno e San Cipriano il dato diventa ancora più vistoso.

L’iter giudiziario dell’abbattimento di alcuni manufatti fu avviato nel 2008 e da allora, anche il sindaco di Casal di Principe Renato Natale come i colleghi dei comuni vicini sanno che da un lato molti abusi non si possono sanare e nel contempo non si possono nemmeno congelare le ordinanze di abbattimento. Così ancora una volta, come nel passato recente si è fatto appello alla legge regionale n. 5 del 6 maggio 2013, che avrebbe permesso ai comuni di fittare o vendere le abitazioni, magari garantendo una prelazione ai proprietari pro tempore dell’appartamento.

Sappiamo che era a lavoro fino a qualche tempo fa una commissione speciale, ma a seguito di alcune sentenze di condanna passate in giudicato, alcune costruzioni hanno riportato questa storia all’ordine del giorno.

L’incubo abbattimento quindi sarebbe riapparso nell’agro aversano, quasi in concomitanza con il tentativo di salvare il caso Ischia e di fronte a quei provvedimenti emessi a carico di chi 20 anni fa ha costruito degli immobili ad uso familiare.

Il problema di fondo, ora, in base anche alle istanze dei cittadini è di non considerare tutta un’erba un fascio ed effettuare di conseguenza delle disparità nel trattamento tra chi ha costruito in zone di pregio paesaggistico ed oggi può beneficiare di un paventato condono e chi invece, è costretto a demolire senza appello l’abitazione in cui vive con la propria famiglia.