DAL COMUNE AL CARCERE. Ecco come la ‘badante fantasma’ di Enzo ‘o tufo, raccomandata da Ventriglia, ha inguaiato Di Muro, Pirro & Co.

DAL COMUNE AL CARCERE. Ecco come la ‘badante fantasma’ di Enzo ‘o tufo, raccomandata da Ventriglia, ha inguaiato Di Muro, Pirro & Co.

Curti. (red. cro.). Parte da Curti la vicenda giudiziaria che ha investito questa mattina una trentina di persone, tutti politici, funzionari comunali e imprenditori delle cooperative sociali operanti all’interno dell’ambito sociale c08 che ha il proprio comune capofila in Santa Maria Capua Vetere. Parte da Curti e da una sorta di raccomandazione che F. D. L. chiese all’ex sindaco del piccolo paese sull’Appia, Domenico Ventriglia. La richiesta era quella di un posto di lavoro. Ventriglia, che non risulta essere indagato, le avrebbe parlato di un progetto predisposto dall’Inps e denominato “Home Care Premium”.

Per aderire al progetto, gestito dal dirigente del comune capofila Roberto Pirro, la D. L. avrebbe dovuto recarsi presso la casa comunale di Curti per parlare con il dipendente Vettone che le avrebbe spiegato tutta la procedura. E fin qui siamo all’ordinaria amministrazione. Una volta inoltrata la domanda per partecipare al progetto, la D. L. è rimasta in attesa. Dopo varie richieste di informazioni , il dipendente Vettone l’assicurò che presto, al massimo entro il primo dicembre 2013, avrebbe cominciato a lavorare presso l’abitazione di un assessore comunale di Curti, Vincenzo Merola, come badante per la propria madre. La chiamata in realtà non arrivò mai.

Arrivarono varie convocazioni a comparire ma non al comune di Santa Maria Capua Vetere o in quello di Curti, quanto piuttosto presso la piscina Poseidon (di proprietà di Ventriglia), dove si sarebbe incontrata con una donna, tale Nadia, che si qualificò come responsabile del progetto. In altri incontri fu Ventriglia a chiedere una cosa a lei: il voto per le elezioni regionali del 2015.

Non emerge, dall’ordinanza, il motivo per cui la signora D. L. ad un certo punto, decide di farsi fare una visura retributiva al terminale Inps ma fatto sta che, con suo grande stupore, la signora in questione ha scoperto di essere stata assunta, con contratto valido dal primo dicembre 2013 fino al 30 novembre 2014, presso la casa di Vincenzo Merola, più noto in paese come Vincenzo ‘o tufo, in qualità di badante della madre di quest’ultimo.

Di fronte a questa anomalia la donna presenta una prima denuncia, presso il commissariato di Santa Maria Capua Vetere. Dopo due giorni è Vincenzo Merola a contattarla per informarla che era stata inserita nel progetto e che, da diverso tempo, tentava di mettersi in contatto con lei senza riuscirci. A questo punto vale la pena di trascrivere il passaggio dell’ordinanza che chiarisce come, involontariamente (se quanto dichiarato dalla querelante corrisponde a verità, e gli inquirenti ritengono di sì), Enzo ‘o Tufo riconosce la situazione anomala aggiungendo, però, che i contributi alla donna erano versati con regolarità:

“La D. L. (raggiunta telefonicamente da Merola, ndr) negò di essere stata mai cercata e accusò l’interlocutore di percepire indebitamente i soldi spettanti a lei ed egli rispose che comunque le stava pagando i contributi”.

Come dire, è vero che non prendi lo stipendio ma almeno hai la pensione. Il progetto home care premium, infatti, prevede che i soldi stanziati dalla Regione e dal Governo siano trasmessi alle persone assistite che poi avrebbero dovuto pagare i dipendenti inseriti nel progetto. A questo punto gli inquirenti si presentano, siamo al 9 ottobre 2014, al comune di Santa Maria Capua Vetere per sequestrare tutti i fascicoli relativi al progetto “Home Care Premium” avviando il percorso di indagine che ha portato agli arresti di questa mattina.

 


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