MADDALONI – Si intravede la luce dopo il lungo tunnel, e per Angelo Marotta potrebbe essere la fine di un incubo dopo la lunga “quarantena” nell’abitazione di Bassano del Grappa, che condivide con altri due suoi amici per motivi di lavoro.
Questa mattina, ad Angelo Marotta, 33enne di Maddaloni bloccato da 50 giorni a Bassano del Grappa, dove lavora come collaboratore scolastico, sarà effettuato il tampone. Da settimane è rinchiuso nel suo appartamento, che divide con due coetanei, uno di questi operatore sanitario presso una rsa del Veneto, positivo al coronavirus dal 16 marzo scorso ma oramai fuori pericolo.
Angelo, conosciuto nella città calatina per le opere di volontariato con il «Cds Ama Maddaloni» e per il sorriso sempre stampato sulla bocca, tra qualche giorno conoscerà tutta la verità, quella che ha denunciato anche attraverso il suo avvocato e che vorrebbe fosse una sorta di grido di allarme per molte persone del Sud bloccate al Nord.

“Ci siamo riusciti dice Angelo finalmente mi sarà effettuato il tampone e capirò davvero se sono positivo o meno al Covid-19. Solo in questo modo, riuscirò a tranquillizzarmi. Vivo da settimane nel terrore che mi possa accadere qualcosa da un momento all’altro. Nell’ansia vivono i miei familiari che non hanno potuto raggiungermi e che non vedono l’ora di abbracciarmi. Non li vedo da Natale scorso. È dura, molto dura”. A dargli una mano, metaforicamente ovviamente, è stato il sindaco di Maddaloni Andrea De Filippo che, oltre a fargli sentire la sua vicinanza telefonicamente appena ha appreso la notizia, si è messo in contatto con il collega di Bassano del Grappa cercando di smuovere le acque. Ed è così che ieri, Angelo ha ricevuto l’email dal distretto sanitario locale che lo informava che nella giornata di giovedì un operatore lo avrebbe raggiunto presso la sua abitazione per effettuargli tutta la procedura.

“Non è possibile, racconta – che per un proprio diritto bisogna alzare la voce. La salute delle persone va tutelata sempre e la sanità veneta ha peccato e bisogna farlo sapere e non tenere la bocca chiusa». Angelo, ora, si augura solo che si possa fare qualcosa anche sul fronte della remunerazione che mensilmente riceve dal Miur. Dopo un mese di malattia gli è stato dimezzato lo stipendio e a maggio rischia di non prendere più un euro. «Sono qui rinchiuso in casa, – conclude – senza assistenza e sto rischiando di perdere anche lo stipendio in quanto già ne percepisco il 50 per cento. Il mio avvocato sta lavorando anche su questo fronte. In questa situazione ci sono tanti miei colleghi”.