NAZIONALE – Una ripresa graduale legata alla curva del contagio. Il governo ha messo in moto la macchina delle riaperture, le parti sociali lo reclamano, c’è il rischio default. Ma le concessioni che avverranno da qui al prossimo mese e mezzo, e poi ancora più in là nel tempo fino alla primavera del 2021, saranno strettamente legate all’indice R0 della diffusione dell’epidemia. Un indice che dovrà essere al di sotto di 1 per poter far decidere al comitato scientifico e, ora alla task force degli esperti presieduta da Vittorio Colao, che è il momento per provare di nuovo a tornare alla vita normale.

Naturalmente, in assenza di un vaccino, le attività e i movimenti saranno regolati da disposizioni precise, perché nulla potrà essere veramente come prima. Sono due i fronti sui quali Palazzo Chigi sta lavorando. Il primo è quello legato ai tempi. La cosiddetta fase 1 finirà il 13 aprile quando, con un decreto di venerdì 10, è stato disposto di far ripartire le librerie, le cartolerie, i negozi per bambini, le aziende agricole, industriali, e altre legate alla filiera alimentare, sanitaria e meccanica.

Se poi tutto andrà bene, dal 4 maggio, dovrebbe essere consentito un allentamento dei vincoli alla libera circolazione dei cittadini ma con obbligo di mascherine, guanti e distanze di sicurezza. È possibile che venga deciso di consentire le riaperture a negozi di abbigliamento, di arredamento e tessili, con ingressi scaglionati, file e prenotazioni. I centri commerciali, però, continueranno a rimanere chiusi.

Intorno a metà maggio potrebbero riprendere l’attività i tribunali e gli studi professionali. Bar, ristoranti, e locali simili, dovrebbero essere autorizzati a ricominciare dal 18 circa, ma con distanze ben precise da rispettare. A esempio, tra un tavolo e un altro dovranno esserci due metri di spazio, per consentire il passaggio dei camerieri. Verso la fine del mese è ipotizzato che riprendano la attività come i tanto agognati parrucchieri e barbieri, ma con obbligo di mascherina, di guanti e ingressi singoli dei clienti su appuntamento. Nello stesso periodo, potrebbe ripartire il campionato di calcio e gli altri sport collettivi.

Naturalmente non è prevista la partecipazione del pubblico. L’obiettivo è di consentire alle società di concludere il campionato e non rischiare così il fallimento. A seguire, circa una settimana dopo, il piano della riaperture prevede la ripresa dei centri sportivi, ma solo per attività individuale o per lezioni con basso assembramento. La volontà di andare avanti in fretta c’è tutta. E lo ha detto chiaramente, ieri, il presidente Giuseppe Conte durante la video conferenza che si è svolta con il comitato di esperti guidato da Colao che ha tenuto la riunione di insediamento. A loro il premier ha chiesto di individuare le modalità più efficaci per uscire gradualmente dal lockdown, favorendo la ripresa, anche attraverso l’elaborazione di modelli organizzativi che consentano la riapertura di fabbriche e aziende nelle condizioni di massima sicurezza per i lavoratori.

Palazzo Chigi vuole proposte per consentire, con urgenza, un ritorno, sebbene graduale, alla normalità. Il presidente Colao, e i membri intervenuti, hanno assicurato che sarà dato massimo impulso all’attività del comitato. Martedì 14 il comitato torna a riunirsi per articolarsi in quattro gruppi di lavoro sulle macro aree: socialità, scuola, produzione, mobilità. «Rivedere gli orari di lavoro e l’uso dei mezzi pubblici» ha detto Paola De Micheli. Esiste anche l’ipotesi fase 3 con la possibile ripresa a settembre delle scuole superiori con la divisione dei turni e lezioni online. Anche se non è stato ancora deciso cosa si farà con le materne e le elementari. Dicembre sarà finalmente il momento in cui – sempre se il virus avrà mollato la presa – verranno riaperti cinema e teatri.

Per discoteche e stadi se ne riparlerà a marzo del prossimo anno, quando si dovrebbe tornare alla vera normalità. Nel frattempo, comunque, molte aziende si sono organizzate e hanno ricominciato a lavorare o stanno per farlo: Ferrari e Lamborghini hanno messo in sicurezza i lavoratori e sono ripartiti. Stessa cosa farà a breve la Fiat di Melfi, al momento con i 150 dipendenti del reparto di progettazione. Il 20 aprile toccherà a Fincantieri. E, sempre in accordo con i sindacati, dalla prossima settimana tornerà operativa la Sevel dei furgoni Ducato, molto richiesti in questo periodo. I lavoratori avranno turni ridotti di dieci minuti, in modo da avere il tempo per pulire e disinfettare le proprie postazioni di lavoro.