REGIONALE – In classe con la mascherina, su turni e ognuno seduto da solo al suo banco: si entra a scuola rigorosamente dopo essersi lavati le mani con un igienizzante a disposizione di tutti all’ingresso. Potrebbero essere così le giornate dei ragazzi che, dal 1 settembre, torneranno a scuola. Ma non tutti insieme: l’idea al vaglio degli istituti, infatti, è di organizzare almeno le prime settimane con turni tra gruppi di studenti. Perché la parola d’ordine è sempre la stessa: distanziamento.

A cominciare dagli esami di maturità previsti per il 17 giugno con una sola prova orale: «cercheremo ha spiegato ieri sera il premier Giuseppe Conte – di fare gli esami in presenza, in sicurezza». E in sicurezza dovrà essere il rientro in classe, a settembre, per 8 milioni di studenti con tutte le misure di protezione necessarie per sentirsi al sicuro. Un obiettivo da raggiungere per milioni di famiglie italiane alle prese con le paure legate al contagio da Covid-19 e con le difficoltà legate alla possibile ripresa del lavoro.

Ma non sarà semplice: mancano 4 mesi alla riapertura delle scuole e questo tempo servirà agli istituti ad organizzare un piano di rientro ad alta sicurezza. Impossibile infatti pensare di tornare in aula con 20-25 ragazzi seduti l’uno al fianco dell’altro. Le classi sovraffollate, ribattezzate negli anni «classi pollaio», non sono più solamente un problema etico ma in questa situazione di emergenza sanitaria rappresentano un ostacolo insormontabile per riprendere le lezioni in presenza. La distanza di oltre un metro tra le persone va assicurata sempre. Anche in classe.

Come sarà possibile raggiungerla? Dividendo le classi in gruppi da massimo 15 ragazzi. Una parte degli studenti entra a scuola a far lezione, indossa una mascherina e si lava le mani con un disinfettante messo a disposizione dalla scuola. I ragazzi si siedono ognuno al suo banco, distanziati all’interno dell’aula in base alle norme che verranno stabilite a breve. Ma comunque si pensa ad uno spazio compreso tra uno e due metri. Il docente fa lezione in cattedra, sempre nel rispetto della distanza di sicurezza, ma potrebbe avere al suo fianco una novità a cui molti ragazzi si sono abituati nelle ultime settimane: una telecamera in classe. Per quale motivo? Per andare in streaming con il resto della classe rimasto a casa.

Tra le ipotesi al vaglio c’è la possibilità di organizzare le settimane alterne per gruppi di ragazzi: la classe verrebbe divisa in due, chi in presenza e chi online, e la settimana successiva ci si alterna. Non tutte le famiglie potrebbero però seguire le lezioni in questo modo. Negli ultimi due mesi infatti, con la scuola alle prese per la prima volta con la didattica a distanza, sono emersi notevoli problemi legati alla mancanza di computer e tablet nelle case degli studenti: secondo l’Istat, infatti, circa un ragazzo su 3 non ha un dispositivo informatico a disposizione in famiglia, con picchi ben più elevati al Sud.

Potrebbe quindi subentrare la didattica a distanza con l’invio dei materiali attraverso le piattaforme di e-learning. Sempre a settimane alternate. Per ampliare la disponibilità delle aule nelle singole scuole, che potrebbero poi essere messe a disposizione degli istituti che fanno parte della stessa rete territoriale, si sta valutando la possibilità di creare nuovi spazi andando a dividere corridoi o aule più grandi: l’idea è quella di sfruttare pareti removibili che poi verrebbero tolte non appena terminata l’emergenza.

Sul fronte della didattica online i prossimi 4 mesi serviranno anche a potenziare la dotazione delle scuole: gli istituti stanno infatti raccogliendo le richieste delle famiglie in difficoltà per poi fornire, per quanto possibile, computer e tablet in comodato d’uso. Per ora molte scuole hanno consegnato ai ragazzi che ne avevano bisogno i pc dei laboratori interni, togliendoli spesso anche dalle segreterie. Ma nelle prossime settimane dovrebbero arrivare i nuovi dispositivi finanziati con fondi ministeriali.