NAZIONALE – Il timore del premier Giuseppe Conte prende la forma di due parole: Hong Kong. Dopo il varo dell’ultimo Dpcm che cristallizza il blocco dell’Italia fino al 13 aprile, il premier è consapevole che i sacrifici per arginare il coronavirus continueranno anche dopo Pasquetta. Almeno per altri dieci giorni. Perché, come ragionano a Palazzo Chigi, perché quanto successo a Hong Kong deve «servire da monito anche per noi». La città è stata chiusa nella fase più acuta della pandemia per evitare il contagio, poi gli impiegati sono ritornati negli uffici della city a lavorare e davanti a nuovi casi ora è costretta di nuovo a serrare molte attività.

Un rischio che Conte non vuole correre e che evoca in queste ore anche per frenare chi nella sua maggioranza – come Matteo Renzi e Italia viva – spinge per ritorno repentino, seppur graduale, alla normalità. Ecco perché appendere a una data l’inizio della «fase due» evocata da Conte risulta comunque complicato. «Lo stabilirà l’andamento del contagio», tagliano corto gli uomini vicini al ministro Roberto Speranza. Una posizione, quella della prudenza, espressa anche da Fabiana Dadone, ministra della Pubblica amministrazione, un comparto che in caso di ritorno al lavoro segnerebbe anche quello alla normalità. «Per la fase successiva, prevederemo delle lente riaperture ma sempre con molta cautela perché bisogna tenere a mente che in questo momento le misure di isolamento sono quelle che maggiormente ci stanno tutelando dal contagio».