NAZIONALE – Venerdì 10 aprile il presidente del Consiglio Giuseppe Conte si è rivolto ai cittadini italiani annunciando l’estenzione del lockdown fino al 3 maggio, anticipando l’imminente riapertura di alcune attività commerciali e dichiarando l’intenzione, da parte del suo governo, di continuare a lottare, nelle sedi europee, per l’introduzione degli Eurobond, ritenuti l’unico strumento adeguato per rispondere alla crisi.

Le riaperture
«I segnali della curva epidemiologica sono incoraggianti, le misure di contenimento stanno dando dei frutti», ha detto Conte, «non possiamo vanificare gli sforzi sin qui fatti». Poi annuncia che cartolerie, negozi di abbigliamento per l’infanzia, lavanderie e «altre attività produttive» potranno riaprire dal 14 aprile. Qui l’approfondimento sulle riaperture con l’elenco completo.

L’accordo raggiunto all’Europgruppo è «insufficiente»
Conte ha poi spiegato che reputa «insufficiente» l’accordo raggiunto in seno all’Eurogruppo sugli strumenti per affrontare la crisi innescata dall’epidemia. Il suo governo, spiega il premier, ritiene che gli Eurobond siano lo strumento più adatto ed è intenzionato a battersi per ottenerli. «L’Italia non ritiene il Mes adeguato a quest’emergenza», ha detto Conte. «La nostra principale battaglia è quella di un fondo finanziato con gli Eurobond», ha spiegato, perché «è necessario che ci sia una potenza di fuoco proporzionata» alla sfida, che ha una portata inedita per l’Ue. «Il fondo», precisa il presidente del Consiglio, «deve essere disponibile subito».
Poi rivendica un primo risultato: un paragrafo, contenuto nell’accordo raggiunto dall’Eurogruppo, in cui si parla, sebbene in modo generico, di «strumenti finanziari della condivisione delle spese e degli investimenti». Si tratterebbe, secondo Conte, di uno primo segnale di apertura da parte degli Stati membri dell’Ue: «Stiamo parlando di affermazioni di principio, dobbiamo ancora costruire questo strumento», ha ammesso il premier, ma «gli altri Paesi hanno dovuto convenire non di esplorare per il futuro, ma di lavorarci subito». Il paragrafo, spiega, «è destinato ad accogliere la nostra iniziativa dell’Eurobond».

«Salvini e Meloni hanno detto menzogne».
Conte ha poi accusato Matteo Salvini e Giorgia Meloni di aver strumentalizzato il dibattito sul Mes. «Il Mes esiste dal 2012», ha detto il presidente del Consiglio, «non è stato istituito ieri o attivato la scorsa notte come falsamente e irresponsabilmente è stato dichiarato da Matteo Salvini e Giorgia Meloni». «Questo governo non lavora col favore delle tenebre: guarda in faccia gli italiani e parla con chiarezza», rivendica il premier, che poi rincara la dose: «Queste menzogne fanno male: non rischiano di indebolire Giuseppe Conte, o il governo, ma l’intera Italia: quello che stiamo gestendo è un negoziato difficilissimo». «Nel 2012», ha poi aggiunto Conte, «c’era un governo di centrodestra, se non ricordo male la Meloni era ministra. Se il Mes è una trappola, non è stata fatta da questo governo, è stato ratificato da un Parlamento dove io non c’ero e non c’erano altre forze politiche che dovrebbero assumersi le proprie responsabilità».

La replica di Meloni
Pochi minuti dopo la fine della conferenza stampa, è arrivata una replica da parte della leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni. «Il premier Conte», ha scritto su Facebook Meloni, «indice una conferenza stampa pochi minuti prima dell’edizione più vista dei tg per accusare l’opposizione di dire menzogne, senza possibilità di replica e senza contraddittorio. Credo non si sia mai vista una cosa del genere nella storia della democrazia, e la dice lunga sulla tracotanza di questo governo. Mi aspetto che la RAI mi dia possibilità di replica alla stessa ora, con lo stesso tempo e con la stessa visibilità. Il Presidente Mattarella non ha nulla da dire su questi metodi degni di un regime totalitario?».

«Non firmerò finché non avremo strumenti adeguati».
Il presidente del Consiglio ha ribadito più volte che rispetta le opinioni degli altri Stati membri dell’Ue, compresi quelli contrari agli Eurobond, ma che è convinto si debba adottare un approccio radicalmente innovativo, con misure inedite. «Se questa fosse una crisi come quella del 2009, si potrebbero fare dei sofismi, dicendoci: “Questo strumento ci piace, questo no”. Ma non è così: dobbiamo inventare nuovi strumenti», chiosa Conte. Infine il presidente del Consiglio promette: «Non firmerò finché non avremo un ventaglio di strumenti adeguato a quello che stiamo vivendo. Questa sfida non riguarda solo l’Italia, ma tutti gli Stati membri. Con la forza della ragione riusciremo a convincere tutti gli Stati che questo è l’unico percorso possibile per far ripartire l’Europa».

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Conferenza stampa

In diretta da Palazzo Chigi

Pubblicato da Giuseppe Conte su Venerdì 10 aprile 2020