NAZIONALE – Riaprire già le regioni a contagio quasi zero o aspettare tutti la Lombardia, dove i numeri fanno ancora paura? Questo è il dilemma che divide l’Italia spaccata in tre macro aree dal coronavirus.

Una fascia di alto contagio: tutto il nord più le Marche, ma con l’esclusione di Veneto e Friuli Venezia Giulia. Una fascia di medio contagio: Veneto, Friuli, Abruzzo, Toscana. Infine una fascia di contagio basso: tutto il Sud più Lazio e Umbria. In tutto il meridione da qualche giorno il numero dei decessi, che resta il parametro più solido, è calato fino quasi ad azzerarsi in Basilicata, Calabria, Molise e Umbria.

Prima di addentrarci su disquisizioni epidemiologiche che considerino la prevalenza dei casi e la velocità dei contagi che naturalmente cambiano anche all’interno di una stessa regione, come nel caso del Friuli dove gli indicatori sono favorevoli con l’eccezione di Trieste dove i numeri si impennano per via della “bomba” case di riposo, trasformate da luoghi di cura a focolai del contagio. Scalpita per la riapertura Confindustria che per bocca del neopresidente eletto, Carlo Bonomi, chiede di riaprire le produzioni «perché solo queste danno reddito e lavoro», ma senza sottovalutare la necessità di avere indicazioni: «Il metodo prima delle date», e sulle task force di tecnici: «benissimo i comitati degli esperti ma la loro proliferazione dà il senso che la politica non ha capito e non sa dove arrivare. Abbiamo un comitato a settimana senza poteri, senza capire dove andare».