CARINOLA. Sequestrata azienda Cleprin per abusi edilizi

CARINOLA. Sequestrata azienda Cleprin per abusi edilizi


CARINOLA – I due titolari riuscirono ad aprire tra mille difficolta’ dopo aver acquistato all’asta giudiziaria nel settembre 2016 l’area di Carinola con lo stabilimento dove sorge attualmente la Cleprin; pagarono in tutto 220mila euro al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Per la Procura guidata da Maria Antonietta Troncone, i due imprenditori, dopo l’acquisto all’asta, avrebbero realizzato ampliamenti dell’area senza richiedere alcuna autorizzazione al Comune; per gli inquirenti inoltre, l’area ricadeva in zona agricola e protetta da vincolo paesaggistico, e i titolari hanno richiesto il condono al Comune di Carinola allegando documentazione ritenuta non veritiera, tra cui relazioni e grafici descrittivi dei luoghi da sanare. Picascia e Beneduce, sostiene la Procura sulla base della consulenza firmata da un professionista, avrebbero poi cercato di far risultare il cambio di destinazione d’uso del terreno, da agricolo a industriale, facendo apparire le opere di ampliamento come realizzate entro la data indicata dalla legge sul condono del 1994. La vicenda gia’ nel marzo 2018 fece segnare un primo fondamentale passaggio, con il Comune di Carinola che emano’ ordinanza di abbattimento dei manufatti ritenuti abusivi; in quella circostanza i due imprenditori denunciarono alla Procura di Santa Maria Capua Vetere alcune persone tra addetti dell’ufficio tecnico comunale e poliziotti del locale Commissariato per condotte ritenute non regolari, ricorsero quindi al Tar Campania, che sospese il provvedimento comunale permettendo all’azienda di riaprire in pochi giorni; la causa nel merito si discutera’ a fine ottobre. “E’ stata la stessa autorita’ giudiziaria di Santa Maria Capua Vetere – spiegarono allora Picascia e Beneduce – a indicarci la strada della presentazione del condono al Comune perche’ sull’area insisteva un abuso edilizio risalente probabilmente a 30 anni fa”. La Procura pero’ non ha creduto alla loro versione ne’ alle loro denunce. Sulla vicenda dell’asta giudiziaria e’ poi attualmente in corso al tribunale di Santa Maria Capua Vetere un processo per tentata estorsione attivato dalla denuncia di Picascia e Beneduce nei confronti del 60enne Pasquale Galdieri, titolare dell’area venduta all’asta, che secondo quanto accertato dalla stessa Procura di Santa Maria Capua Vetere, avrebbe provato a farsi pagare dai due imprenditori una tangente per non creare problemi dopo l’acquisto dell’area, ricorrendo a pesanti minacce. “Lo sai come funziona quando si acquista all’asta? Si cacciano i soldi, o altrimenti ve la faccio diventare una cattedrale nel deserto “, avrebbe detto l’imputato a Beneduce.


Related posts