Camorra e slot, chiesto un secolo al clan Russo

Camorra e slot, chiesto un secolo al clan Russo

Casal di Principe (Mariangela Piccolomo) – Camorra e slot machine. Mano pesante del pubblico ministero Vanorio  nella sua requisitoria a carico di esponenti del clan Russo. Ecco le richieste di condanna: Domenico Abbatiello anni 6;  Michele Aletta anni 12; Cornelio Alluce anni 4 mesi 6; Armado Di Palma anni 3 mesi 6; Augusto Discepolo anni 10; Viviana Gallo anni 3; Alfredo Giuliano anni 12; Carla Izzo anni 3; Raffaele Maiello anni 4 mesi 6; Giuseppe  Manco anni 3 mesi 6; Antonella Mangiacapra anni 2 mesi 2; Giuliano Martino anni 18; Mario Minopoli anni 3 mesi 6; Maria Rotondo anni 13; Francesco Russo anni 27; Massimo Russo anni 21; Tartarone anni 2 mesi 8; Vargas anni 3. Tra i legali del collegio difensivo l’avvocato Michele Di Fraia, Carlo De Stavola ed Elena Schiavone. I mandati di arresti vennero emessi dalla Dia di Napoli. Si inquadrano nell’ambito di un’inchiesta sulla fazione del clan dei Casalesi che fa capo alla famiglia Russo. Nel mirino degli investigatori il coinvolgimento dei clan nella gestione di slot machine e video poker. Vennero poste sotto sequestro cinque aziende operanti nel settore delle slot e dei videopoker per un valore di 20 milioni di euro.  Furono 3.200 le slot machine sequestrate in vari esercizi commerciali in Campania, Lazio e Toscana. Le accuse contestate a vario titolo sono di associazione camorristica, trasferimento fraudolento di valori, estorsione, illecita concorrenza con minaccia o violenza e riciclaggio, tutti reati aggravati dalla finalità mafiosa. L’indagine riguarda le attività del gruppo Schiavone-Russo, indicato come il nucleo centrale dell’organizzazione, comandato da Francesco Schiavone, detto Sandokan, e da Giuseppe Russo, ‘o Padrino, entrambi detenuti. Dopo la cattura di numerosi esponenti di primo piano, la famiglia Russo, secondo gli inquirenti, avrebbe assunto un ruolo di vertice. Corrado Russo e Raffaele Nicola Russo sono ritenuti i reggenti del clan dei Casalesi ai quali sarebbe stato affidato il compito di riorganizzare le fila “soprattutto da un punto di vista militare”, come sottolineano gli investigatori. Gli sviluppi dell’inchiesta si fondano su intercettazioni e sulle dichiarazioni di vari collaboratori di giustizia. I Russo si erano imposti “nella gestione delle estorsioni e del controllo degli appalti, in rapporti con rappresentanti delle amministrazioni locali, e nel controllo, anche attraverso commercianti e imprenditori ‘compiacenti’, delle principali attività economiche. Tra queste il monopolio di slot machine e videopoker, settore gestito attraverso prestanome
incensurati.

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