Il boss Michele Zagaria cambia lo psichiatra e minaccia ancora il suicidio. Viene controllato anche in bagno

Casal di Principe. L’ex boss dei Casalesi Michele Zagaria avrebbe manifestato tendenze suicide: nella sua cella è stata rafforzata la video sorveglianza; ora è controllato anche quando va in bagno. «Non è insofferenza a un sistema che non riesce a controllare, – dice Barbara Lettieri, l’avvocato che gli cura gli aspetti legati all’esecuzione della pena – bensì una protesta contro una restrizione che lo vessa impedendogli anche l’esercizio dei diritti costituzionalmente garantiti come studio, salute, cura, socialità e lavoro». Secondo quanto si è appreso il rafforzamento del sistema di video sorveglianza nella cella dove Zagaria è detenuto, è già attivo da qualche mese.«A causa dell’aggravarsi della situazione, – fa sapere l’avvocato Lettieri – ho intrapreso una fitta interlocuzione con il provveditore, il garante comunale regionale e nazionale». «Ho interessato il magistrato di sorveglianza ed attendo di essere ricevuta dalla direzione del carcere», ha detto ancora il legale di Zagaria. Sono attive già da due mesi, anche nel bagno, le telecamere di sicurezza installate nella cella di Michele Zagaria, il boss dei Casalesi detenuto nel carcere milanese di Opera protagonista a novembre e a dicembre dello scorso anno di due minacce di suicidio, realizzate provando a strangolarsi con il filo del telefono mentre si trovava in videoconferenza dalla saletta del penitenziario per un processo che si svolgeva a Santa Maria Capua Vetere. Da quel momento – anche su sollecitazione dell’avvocatessa Barbara Lettieri che sta curando la parte dell’esecuzione della pena di «Capastorta» – sono state rafforzate le misure di videosorveglianza in quanto Zagaria, sotto cura da uno psicologo, avrebbe manifestato chiare tendenze suicide. Una reazione al regime di carcere duro (cosiddetto 41bis) appesantito, come spiegano i suoi legali (due dei quali revocati per protesta in un processo in corso a Napoli) anche dalla «mancanza di un compagno per l’ora di socialità, in quanto il carcere non ne riesce a trovarne uno che vada bene, ma anche il cambio del medico psichiatra che lo seguiva per il suo stato depressivo. Il nuovo non gli prescrive più medicinali, e per lui la situazione si fa sempre più complicata».

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