LA MOSCA E IL NASO. Caserta, la città è in stand by e la propaganda del sindaco Marino non aiuta

di Nando Astarita

Caserta. Nel 1753 Vanvitelli, scrivendo al fratello  Urbano, per dirgli del Gran Viale per Napoli (attuale viale Carlo III), aggiungeva :  “Ho fatto una piantina che si vedono le strade nuove che si faranno verso Napoli e le altre parti…”  E, tra quei cammini, ne aveva perfino previsto uno ( antesignano della ” variante”…) che andava da est ad ovest,  a nord della reggia e sul quale  l’Architetto aggiungeva:  “Si è piantato il gran Viale  che incrocia il Giardino e va da Case Nuove a Monte Garzano che son 4 miglia. L’ho fatto fare a 4 file di olmi e si romperà il muro  da ambo le parti del Giardino e si metteranno due cancellate…”. 

Poi, questo strategico viale non si fece più  e comunque , da allora,  il transito veicolare che va da est ad ovest, a nord della Reggia,  ha potuto contare soltanto sui due antichi cammini: “il piccolo giro” per il ponte di Ercole ed ” il grande giro” per il ponte di Sala, almeno fino alla realizzazione della  sia pur già insufficiente “variante”.

Insomma, una situazione davvero ridicola considerati i moderni  flussi veicolari e le dimensioni, davvero inadeguate, dei  due ottocenteschi sottopassi rispetto a quelle dei moderni autoveicoli.

Tant’è che, per quello di Ercole,  il traffico è addirittura  regolato con un anacronistico senso unico  alternato e la carreggiata del sottovia è ancora più ristretta  per un marciapiede riservato ai temerari pedoni che vi si avventurano in un’aria satura di gas di scarico delle auto.

E per di più, con notevole frequenza,  camion, furgoni, camper ecc restano incastrati, specie sotto il ponte di Ercole,  così come accaduto in questi giorni quando un grosso mezzo, evidentemente troppo alto,  pare abbia colpito violentemente il frontale del sottovia arrecando danni tali da imporre il divieto di transito fino alla riparazione.

Allora è da chiedersi responsabilmente: è  normale tutto ciò negli anni 2000 ed in una città che si picca periodicamente di candidarsi a capitale di questo o di quello?  Probabilmente a  capitale della infingardaggine dovrebbe candidarsi questa città  che, emersa dall’ultima dopoguerra pressoché così com’era nella seconda metà dell’800,  aveva  perciò  tutte le possibilità per svilupparsi in linea coi moderni principi di urbanistica e di rispetto per una qualità della vita migliore possibile. Per esempio, poteva e doveva, tra l’altro,  costruire un moderno ed adeguato sottovia urbano fra est est ed ovest,  a nord della Reggia,  e cioè tra  Via Tescione ed Ercole,  e gli spazi c’erano tutti,  come dimostrano le foto dell’epoca. Ed invece, per  circa settant’anni,  a Caserta  si è pensato solo a costruire ovunque e comunque così che oggi via Tescione è tutta  una cortina compatta di fabbricati e per un eventuale, moderno sottovia urbano forse è rimasta soltanto un’ultima teorica possibilità come da ipotesi che come mero suggerimento alleghiamo,  lasciando, per quanto ovvio,  ai tecnici la valutazione dell’eventuale fattibilità.

Ma, molto probabilmente, di ciò non se ne farà mai nulla perché, di solito, a Caserta, si preferisce mettere mano a realizzazioni viarie dagli scopi ben diversi,  come ad esempio la Tuoro-Garzano. E comunque, sicuramente,nulla se ne farà, nemmeno in termini progettuali, da parte di questa amministrazione assolutamente avulsa, finora, dai bisogni reali della città. Un’amministrazione  perfino incapace di assicurare, come previsto per legge, una più adeguata e meglio manutenuta segnaletica al fine di non esporre  a rischi  le persone e le cose,  come i due ponti monumentali in questione,  per eventuali danni derivanti dal passaggio di autoveicoli con ingombri ( specie in altezza) non adeguati alle sagome degli stessi, per non parlare dei mille e più altri attentati alla incolumità dei cittadini rappresentati dalle condizioni dei marciapiedi, dalla mancanza o invisibilità delle strisce pedonali, dagli alberi con rami ad altezza degli occhi, ecc.

Insomma,  se ci fosse stato bisogno di una ennesima prova della inutile sopravvivenza di questa amministrazione,  questo episodio toglie ogni dubbio.

Certo,  non perché ad essa sia imputabile la mancanza di un moderno sottovia al parco reale, ma piuttosto perché  oltre ad aver dimostrato finora  di non essere in grado di entrare in proficua sinergia con la Reggia per incentivare e trarre profitto dagli incrementi dei  flussi turistici realizzati,  addirittura pare, talvolta,  frapporre ostacoli a tale valorizzazione turistica come per esempio ricordano  le vergognose condizioni estetiche ed igieniche di piazza Carlo III e degli immediati dintorni del Palazzo, oppure le manifestazioni stile sagre paesane organizzate proprio sotto di esso ed infine questa incredibile  reiterata esposizione ad inutili  rischi  dei ponti monumentali n questione.

E non si opponga al riguardo il solito pianto sullo stato di dissesto del Comune perché,  al di là del fatto che, quando si vuole,  i fondi  si procurano come, per esempio, per la costosa manutenzione di un il milione e duecentomila euro  per la minuscola villetta Padre Pio,  è opportuno rilevare che il sindaco, nei suoi autoreferenziali spot sul web, non fa altro che dipingere di rosa il suo governo tant’è che forse sarebbe opportuno sostituire con queste sue favole quelle solite per far addormentare serenamente i piccoli casertani.

Insomma, qui  o ci si decide a voltare davvero pagina prima possibile oppure  bisogna  prendere responsabilmente  atto che ogni  giorno in più di questa sterile sopravvivenza  amministrativa  sarà un giorno di penalizzazione ulteriore e forse irreversibile a danno di questa sfortunata città.

Allora davvero auguri,  Caserta,  per un 2018 all’insegna del nuovo.

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