La Reggia e CASERTA, così la polemica Felicori-Marino ‘uccide’ la città turistica

 

CASERTA (Nando Astarita) – L’immagine è quella di chi, per buona parte già immerso in sabbie mobili, agitandosi  maldestramente affonda sempre più, decretando così il proprio inevitabile destino. È ciò che suggerisce il sindaco Carlo Marino con la sua stizzita, improvvida replica  al direttore della reggia Felicori per la sua ennesima chiamata alle armi  a tentare di combattere la stagnazione economica della città.  Ma vediamo l’accaduto :

Il direttore della Reggia Mauro Felicori,  considerato che, nel recente ponte  di Ognissanti, l’occupazione delle stanze nel casertano si è limitata al 53%  circa, ha commentato che “la crescita della reggia, pur influenzando positivamente il turismo a caserta (che si misura a notti d’albergo), non si riversa totalmente sulla città; perchè questo avvenga occorre un progetto (accessibilità, promozione, comunicazione, accoglienza) e servono azioni coordinate, non basta attendere che il monumento faccia tutto da sé; anzi, sono convinto che senza questo contorno anche il “miracolo” della reggia prima o poi finirà; in questi due anni ho formulato diverse proposte, se ne vogliamo parlare io ci sto”.

Ebbene, a questo punto, il sindaco  di Caserta,   invece di prendere doverosa nota del dato opportunamente stigmatizzato dal direttore della Reggia e quindi concertare adeguati provvedimenti, dimostrando evidente  suscettibilità, si è limitato a replicare: “La  Reggia deve fare di più nel rapporto con la città. La Reggia ha immense potenzialità, ma i servizi offerti non sono ancora sufficienti. Le proposte di Felicori?  Dispiace che il Comune, ma a quanto mi risulta anche la Regione, non abbiano mai avuto il piacere di ascoltarle”.

Insomma,  invece di entrare nel merito dello spinoso argomento, il sindaco, si è rifugiato nel solito politichese.  Ma, probabilmente, al sindaco è più congeniale la  “cultura delle carte a posto” piuttosto che quella del fare. Forse cioè, alle proposte di Felicori avrebbe dato valore solo se fatte su un bel documento,  con tanto di logo, data, firma ed un bel numero di protocollo. Si, dev’essere così, perché altrimenti viene da chiedersi  dove egli sia stato,  come sindaco o almeno come cittadino, in questi ultimi due anni. Infatti, mentre non abbiamo avuto il piacere di ascoltare sul tema  concrete proposte del sindaco, di certo non si può negare che Felicori sui  social, in mille interviste a giornali o in tv, in pubbliche conferenze  e riunioni di ogni tipo,  Felicori è andato predicando proposte di valorizzazioni del territorio in tutte le salse.

Per esempio, chissà dov’era il sindaco le innumerevoli volte in cui Felicori ha ribadito la necessità di più efficienti collegamenti ferroviari con Napoli e Roma. Oppure quando ha suggerito un’associazionismo sinergico fra i comuni del comprensorio o quando in mille modi si è speso per la valorizzazione del nostro patrimonio enogastronomico affinché diventasse  attrattore di turismo del territorio.

Insomma,  sono state così tante e frequenti queste proposte di Felicori da renderlo addirittura  oggetto  di critiche e perfino dileggio da parte dei suoi detrattori, specie di quelli che, ancorati ad una immagine stereotipata del direttore  di un monumento,  avrebbero preferito una sua dedizione assoluta e completa alla soluzione dei problemi della reggia. Ed invece, la persistenza in buona parte di tali problemi, probabilmente dimostra proprio la precedenza che Felicori ha inteso dare ad una politica di propulsione del territorio anche come fattore di di consolidamento dei maggiori afflussi turistici ottenuti.

D’altra parte, l’accaduto è talmente  surreale ed imbarazzante che, in generale, ha indotto ad opportuno silenzio sia i fans del sindaco che gli oppositori di Felicori.  E ciò perché, al di là dell’evidente, suddetta  incongruenza nel merito,  il fatto più grave è che quella replica è una sorta di desolante autocertificazione: sancisce il prevalere di una concezione egemone del ruolo rispetto alla necessità ineludibile  di una gestione concertata per il bene della città. L’incapacità a subordinare personalismi istintivi  rispetto alla necessità,  di sfruttare al meglio  l’occasione inconfutabile del rilancio turistico della reggia. Ma sfruttare l’opportunità che questa città ha da due anni non significa certo limitarsi a strumentalizzarla politicamente con enfatiche quanto inutili citazioni  ma piuttosto con azioni, fatti concreti.

Quelli del tipo di riuscire a tenere pulita e decente almeno piazza Carlo III e gli immediati dintorni del Palazzo Reale. Oppure assicurare un minimo di collegamento pubblico fra la Reggia e le altre attrazioni turistico culturali che circondano la città.  Fare di Caserta una città  con una forte componente turistica, in mancanza di altro, non è una opzione ma una necessità vitale. Tuttavia  non è impresa facile; al di là delle ovvie ma indispensabili competenze, a monte richiede modestia, capacità di aggregarsi, di fare squadra. Perché la supponenza, insieme all’inesperienza,  può dare come risultato solo sagre paesane. E con quelle si può costruire un piccolo consenso elettorale, non certo il futuro di una città.

Ultimo commento
  • Si delinea sempre più chiaramente che per sperare nella “resurrezione” di caserta dovremo chiedere a felicori di candidarsi a sindaco.
    chi apre il “movimento felicori sindaco di caserta”?

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